AOSTA (sb3) È un luogo magico quello che accoglie i giovani studenti fuori sede iscritti all’Università della Valle d’Aosta. Più di 400 ragazzi hanno compiuto una scelta in controtendenza rispetto a molti dei loro coetanei. Hanno infatti deciso di trascorrere gli anni più complessi della loro vita in un luogo lontano dalla frenesia asfissiante, dai rumori assordanti e dalla folla indifferente della grande città. Hanno scelto di allontanarsi dal triste grigiore urbano per immergersi in un ambiente silenzioso ed incantevole, protetto dall’abbraccio delle giganti montagne, scaldato dal sorriso del sole e rallegrato dai vividi colori del tempio della natura. Forse è un’estensione positiva della Sindrome di Stendhal quella che colpisce gli studenti fuori sede? Sicuramente la meraviglia della Valle d’Aosta, intrecciata con le molte opportunità di internazionalizzazione offerte dall’Ateneo aostano, oltre che le sue vantaggiose dimensioni ridotte, incrementano l’afflusso studentesco in entrata nella nostra regione.
«La Valle d’Aosta è stata una scoperta. racconta Elisabetta Anrò, eporediese e studentessa al secondo anno di Scienze politiche e delle Relazioni internazionali – All’inizio ero titubante, tutti i miei amici avevano optato per Torino, però i primi 2 anni mi sono piaciuti tantissimo, come mi piace molto vivere ad Aosta! Essendo poi una ragazza sportiva, approfitto spesso dell’area verde di Les Iles a Gressan e della Grand Place di Pollein. Lo scorso inverno ho anche imparato a sciare, un’opportunità che se non vivessi ad Aosta sarebbe stata problematica e soprattutto costosa. Nel tempo libero frequento la palestra, sono iscritta alla Dinamix, e la piscina regionale coperta.»
«Sperimenterò la laurea magistrale in un ambiente più grande, come Torino – conclude Elisabetta Anrò – ma in futuro probabilmente tornerò ad Aosta per cercare lavoro, ci sono infatti tante opportunità in questa regione.»
Così in Valle d’Aosta lo studio “matto e disperatissimo”, notti in bianco, preoccupazioni ed ansie per gli esami si combattono in una cornice tranquilla, dal ritmo rallentato, nella quale anche le serate spensierate con gli amici diventano la cura alle invisibili ferite giovanili dell’anima e del cuore. Su un totale di 1.146 universitari (1.104 iscritti ai corsi di laurea, 38 ai Master e 40 ai corsi di perfezionamento), sono ben 467 i non valdostani che frequentano l’UniVdA: 421 ai corsi di laurea, 10 ai Master – 2 sono attivi, Psicologia dello sport e Management delle piccole e medie imprese – e 36 aderenti ai moduli di perfezionamento. L’università di Aosta è strutturata in 2 dipartimenti: Scienze umane e sociali e Scienze economiche e politiche. I corsi di studio con il numero maggiore di studenti fuori sede dipendono da Scienze umane e sociali, in particolare Scienze e tecniche psicologiche (70 per cento sul totale degli iscritti al corso) e Lingue e comunicazione per l’impresa e il turismo (55 per cento). Dati che testimoniano come un gran numero di giovani di fuori valle abbia scelto l’Ateneo valdostano come polo universitario per proseguire gli studi dopo il diploma. I ragazzi fuori sede provengono principalmente dal vicino Piemonte: Ivrea città e dintorni, città metropolitana di Torino e province di Biella, Novara e Cuneo. Si registrano anche studenti dalla Liguria (in particolare dal savonese e dall’imperiese, oltre che da Genova) e dalla Lombardia, Milano, Pavia, Lecco, Bergamo e Brescia, fino ad includere audaci universitari dall’Umbria e dalle Marche.
«Ho scelto l’Università della Valle d’Aosta perché mi piaceva la dimensione più raccolta, il rapporto diretto con i docenti e i colleghi. – spiega Edoardo Monetto, studente cuneese al primo anno di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali – Volevo provare qualcosa di diverso dalla tipica università con le grandi aule e gli elevati numeri. Nei fine settimana torno spesso a casa per vedere la famiglia e gli amici, tuttavia quella valdostana è una bella dimensione, dove si vive bene, a misura di uomo, senza preoccupazioni legate alla sicurezza. Mi piace il clima che si respira, vedere le montagne. La sento un po’ come casa mia! Non so se rimarrò in futuro, la Valle d’Aosta ha però sicuramente conquistato un posticino nel mio cuore.»
Considerando quindi i numeri dei giovani universitari provenienti da fuori valle, comincia ad avvertirsi il loro impatto sul tessuto socio-economico regionale, in particolare per la città di Aosta, che accoglie la maggior parte di loro. Difatti i locali maggiormente frequentati sono situati nel suggestivo centro storico della città, come il vintage pub Gekoo in piazza Chanoux, il Café Palais Ansermin di piazza Plouve, che soddisfa le particolari esigenze dei clienti con la sua nota grande varietà di spritz proposti, l’alternativo Wet Cocktail Bar di via Tourneuve, l’elegante ristorante e pizzeria Bataclan all’Arco d’Augusto, il bar-bistrot L’Incontro di via Aubert, soprattutto per i suoi amati aperitivi, senza dimenticare la Pâtisserie Bovio di piazza Chanoux con le sue dolci e irresistibili delizie che migliorano anche le giornate più cupe.
Gli studenti universitari amano poi frequentare la Discoteca Fashion all’Amerique di Quart, soprattutto per le Uni Night che vengono organizzate nel corso dell’anno accademico, e il Lidò di Sarre, grazie alle incredibili serate allestite dal Re.Served. Altri locali sono quelli che ricordano la novarese Agnese Canobio e la canavesana Gaia Gallo, coinquiline ed entrambe laureande in Scienze e tecniche psicologiche: «Frequentiamo molto la caffetteria dell’università, il Jaja Café di via Aubert per gli aperitivi, il bar Narguilé Aperamis di via Losanna e il vicino Café du Verger.» «Ci piace partecipare alle serate karaoke al Bistrot Snooker di via Lucat – raccontano ancora Agnese Canobio e Gaia Gallo – poi a volte andiamo alla multisala Cinelandia a Saint-Christophe, nel tempo libero alla palestra Disval e alla biblioteca regionale.»
Tuttavia non mancano alcune lamentele per la carenza di luoghi per la movida notturna. «Ad Aosta si potrebbe fare di più, forse non è ancora completamente pronta ad accogliere un popolo di studenti universitari, si deve ancora in parte attrezzare e sviluppare.» aggiunge Elisabetta Anrò di Scienze Politiche. Proprio questo nuovo popolo di studenti universitari non si distingue solamente per lo studio e le frequentazioni, visto che parecchi ragazzi fuori sede, al fine di mantenersi e di diventare economicamente indipendenti, hanno cercato e trovato lavoro, soprattutto nell’ambito della ristorazione, con dei part-time tendenzialmente nei fine settimana, offrendo così manodopera al contesto valdostano.
«Dall’inizio del primo anno lavoro in un bar in centro Aosta. – racconta Elisa Giudici, studentessa bergamasca al secondo anno di Lingue e comunicazione per l’impresa e il turismo – Però, essendo lo studio la mia priorità, riesco a lavorare solo la sera, poche ore, circa una quindicina a settimana. Ho deciso di combinare lo studio e il lavoro per avere una certa autonomia economica e per non gravare sulla mia famiglia. Il mio obiettivo è di rimanere in Valle d’Aosta in futuro, mi piacerebbe infatti scoprire quali opportunità lavorative offre e, perché no, unire la vita lavorativa con la passione che coltivo per la montagna.»
Diversa, ma altrettanto interessante e meritevole di menzione, è la storia di Sabrina Olibano, giovane donna proveniente dalla Val di Susa, che nonostante non si sia trasferita in Valle d’Aosta per motivi di studio, è diventata successivamente studentessa a Scienze politiche e delle Relazioni internazionali, contribuendo, anche con le sue esperienze lavorative, ad incrementare l’incidenza socio-economica degli studenti non valdostani sul contesto regionale. «Sono arrivata per amore nel 2018 ed ho iniziato – spiega Sabrina Olibano – a lavorare in Ospedale come operatrice socio sanitaria, come già facevo in Val di Susa. Nel 2021, volendo seguire i miei sogni, mi sono iscritta a Scienze politiche. L’università mi ha dato opportunità enormi, il percorso è stato pieno di soddisfazioni, è stata l’esperienza più bella della mia vita! Nel settembre scorso ho partecipato al concorso per diventare funzionario amministrativo di Regione, ho studiato tanto, 6 mesi, l’ho passato e dal prossimo luglio inizierò il mio percorso nell’Amministrazione regionale.» «Non ho mai pensato neanche un secondo di tornare in Val di Susa o di andare a Torino, piuttosto che a Milano. conclude Sabrina Olibano – Aosta è veramente una bella città, anche se ritengo sia peggiorata negli ultimi anni. È proprio casa mia! Mi piace tantissimo, mi sento veramente bene qui, non me ne andrei mai via.»
Quello che emerge è una soddisfazione evidente degli studenti universitari di fuori Valle, appagati dal percorso universitario che stanno conducendo e dalle numerose opportunità che offrono Aosta e la regione. Tuttavia, è un’evidenza comune la grande difficoltà nel trovare un alloggio, considerate le carenze di appartamenti disponibili e gli elevati affitti richiesti dai proprietari. «Trovare casa è stato un incubo! – dice Aurora Preacco, laureanda biellese al terzo anno di Scienze e tecniche psicologiche Il primo anno ero in un appartamento troppo caro, pagavo 465 euro al mese. Ho dovuto cercare alloggio solo 2 settimane prima di trasferirmi, dopo avere superato il test di ingresso, proprio a ridosso dell’anno accademico. Il secondo anno invece è stato più semplice, sono stata fortunata, ho contattato alcuni dei numeri sugli annunci esposti nella bacheca dell’Università e la camera che cercavo era ancora disponibile. Il terzo anno è stato di nuovo ostico. Gli studenti purtroppo non sono agevolati, non c’è un effettivo aiuto da parte dell’Università, inoltre c’è poca disponibilità e soprattutto i prezzi sono ancora troppo alti.»
Tuttavia, nel tentativo di risolvere parzialmente tale disagio, l’UniVdA, dal settembre scorso, promuove come nuovo servizio lo studentato di viale Piccolo San Bernardo ad Aosta, nel quale sono 33 i posti letto offerti e attualmente tutti assegnati. «È bello che l’Università della Valle d’Aosta un posto a noi fuori sede. – sottolinea Edoardo Monetto di Scienze politiche – Siamo seguiti bene, il custode e il personale sono molto disponibili. Sono venuti anche incontro alle nostre esigenze, hanno per esempio aggiunto un frigorifero. Grazie allo studentato, noi ragazzi abbiamo potuto creare dei legami, i valdostani forse hanno meno interesse, hanno già le loro conoscenze, mentre per noi è più difficile, considerando il nuovo ambiente.»
Pure Anna Diamanti, studentessa di Terni iscritta al primo anno di Scienze politiche e delle Relazioni internazionali, vive nello studentato: «È un servizio funzionale per chi non ha abbastanza possibilità economiche, poiché non costa troppo, ma i posti letto sono pochi e vengono assegnati solo per un anno, quindi non è detto che successivamente vengano confermati. Questo è infatti un mio timore.»
Un’altra soluzione alla criticità dell’ospitalità universitaria è il Foyer, storica struttura gestita dalle suore di San Giuseppe e collocata in Via Xavier de Maistre, proprio nel centro cittadino. «Non ho riscontrato difficoltà per trovare l’alloggio visto che mia cugina – racconta Lina Caiffa, biellese al secondo anno di Scienze politiche e delle Relazioni internazionali – che aveva studiato qui mi ha consigliato il Foyer San Giuseppe. Mi hanno subito accolta, le suore sono molto disponibili e mi trovo bene. È un posto ideale perché abitato solo da studenti, non è quindi caotico, tutti abbiamo le stesse esigenze.»
Il filo comune che unisce gli studenti universitari di fuori Valle, coinvolti in una realtà nuova, è quello di considerare casa il contesto valdostano, un posto sicuro in cui rifugiarsi, nel quale apprezzare soprattutto la vicinanza ed i ritmi della natura. È forse tutto questo un sogno, un’illusione, un’isola che non c’è? No, per la maggior parte dei ragazzi che studia ad Aosta è un luogo meraviglioso, adatto a coloro che sanno ancora emozionarsi di fronte alla bellezza dell’ambiente che ci circonda.
Beatrice Somaglia
