AOSTA (qdn) «L’Institut Agricole Régional ha espresso nelle sedi opportune il proprio parere, quando richiesto, ma non ha ritenuto di emanare alcun comunicato riguardo alla cosiddetta “acqua informata” per non offrire pubblicità gratuita a chi propone il preparato commerciale – di cui volutamente omettiamo il nome – e che della figura retorica e vittimista del “ricercatore incompreso” sa fare tesoro da un punto di vista commerciale». Lo scrivono in una nota il presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Institut Agricole Régional Piero Prola e il direttore della Sperimentazione Mauro Bassignana rispondendo alla rubrica “Cattivi scienziati” pubblicata sul quotidiano Il Foglio in cui il professor Enrico Bucci richiamava polemicamente all’ordine proprio l’Institut Agricole. L’esortazione del professor Bucci ingiungeva all’Institut di prendere una posizione pubblica in merito alla sperimentazione della cosiddetta “acqua informata”.
«Il professore – scrivono Piero Prola e Mauro Bassignana – usa espressioni elogiative nei confronti del nostro istituto, definito “un’eccellenza nella ricerca” e di questo andrebbe ringraziato se non fosse che, di converso, esprime opinioni che, nella sostanza, sono radicalmente antitetiche. Pur negandolo retoricamente (“Io non voglio crederlo”), infatti, il professore suggerisce che la dirigenza dello IAR non si esprima al riguardo in attesa di “vedere l’esito delle elezioni, visto il suo stretto legame con l’Amministrazione regionale e visto che l’acqua informata è diventata ormai anche un simbolo in politica”. Come il professore sa bene, queste congetture sono eticamente disonorevoli e professionalmente infamanti per chi fa della ricerca scientifica libera, indipendente e trasparente il proprio mestiere».
«La nostra considerazione è che qualunque ulteriore visibilità sia un regalo per chi ha meno di 900 follower su Facebook e riesce a raccogliere, in un mese, poco più di 1.000 firme con una petizione online (non in Valle d’Aosta, ma sull’intera rete).- prosegue la nota – Il professor Bucci, con le sue decine di migliaia di follower su Facebook e di lettori su Il Foglio, è ovviamente libero di avere un’altra opinione al riguardo. Lo IAR non ha ritenuto appropriato, peraltro, attivare nessuna sperimentazione al riguardo. In primo luogo, consideriamo che l’onere di provare la validità delle presunte virtù di un formulato commerciale spetti non all’utilizzatore ma a chi lo vende e ci sembra tutto fuorché convincente la fondatezza scientifica degli argomenti di chi propone questo prodotto. In secondo luogo, non riteniamo sia il nostro ruolo né suffragare né confutare le argomentazioni commerciali dei venditori di soluzioni “miracolose” o “rivoluzionarie” che regolarmente compaiono all’orizzonte. In terzo luogo, siamo consapevoli che il fatto stesso di iniziare la sperimentazione di un formulato commerciale rischierebbe di trasformarsi, almeno nell’opinione pubblica locale, in una validazione a priori della sua efficacia, a prescindere dai risultati che se ne ottenessero. A questo proposito ribadiamo che il nostro istituto non ha attivato né ha in essere alcuna sperimentazione del formulato commerciale di cui sopra, come si può desumere anche dalla lettura dei Piani delle attività di ricerca, sperimentazione e trasferimento tecnologico che annualmente vengono pubblicati nella sezione Amministrazione Trasparente del nostro sito. In conclusione, seguendo prontamente l’ingiunzione del professore, provvediamo a “rimandare al mittente le sciocchezze di chi, da fuori Valle, è riuscito a infilarsi fra bias cognitivi e beghe politiche per aizzare oltre mille valdostani a richiedere la sperimentazione di una bufala, come se fosse un dovere sperimentare qualsiasi cosa ci si inventi la mattina, fra i fumi del sonno”, ma approfittiamo dell’occasione per rimandare al mittente anche le maligne insinuazioni formulate dal professor Bucci».

