AOSTA (vgs) L’associazione L’Agrou organizza oggi, sabato 5 aprile, nel salone Maria Ida Viglino di Palazzo regionale, ad Aosta, la conferenza “L’Ovaa di Vetan e lo Sciamanesimo Siberiano” condotta a partire dalle 20.30 da Anna Saudin, storica e viaggiatrice, valdostana di origine e molto conosciuta nella nostra regione proprio per avere proposto diverse iniziative legate allo Sciamanesimo. Ha trascorso gran parte della sua vita a viaggiare in mondi poco conosciuti ed estremi, come appunto quello della Siberia. «Sono di rientro da un lungo pellegrinaggio che ha toccato il cuore sciamanico della Siberia, l’isola di Olkhon, nel lago Bajkal, che è considerata dalle popolazioni native come una Terra Prima, un luogo, appunto, disseminato di Ovaa e di altari cerimoniali. – spiega Anna Saudin – Per me è una missione onorare e far conoscere altri mondi, trasformandoli in libri e testi. Questa volta, al posto di scrivere, sarò lieta di condividere la storia dell’Ovaa di Vetan, costruita insieme alla Sciamana tuvina Ai-Tchourek Ojun, nell’estate del 1999».
Prepararsi all’imprevisto: il Prepping
Un secondo appuntamento organizzato da L’Agrou si terrà sabato prossimo, 12 aprile, nella sede del Csv in via Avondo, ad Aosta, dalle 18 sul tema “Prepping in Valle d’Aosta: prepararsi ai prossimi cambiamenti e blackout di ogni genere”: si tratta di un incontro, confronto e dibattito condotto da Ronni Bessi, studioso di questa pratica da anni. Il Prepping è nato nel secolo scorso negli Stati Uniti per poi diffondersi in tutto il resto del mondo occidentale. I preppers (da “to prepare, to prep” con il significato di “prepararsi”) si organizzano in funzione preventiva per non farsi cogliere impreparati da improvvisi cambiamenti anche di forte impatto nel quotidiano. Una preparazione che è prima di tutto psicologica, e solo dopo pratica. «Ronni Bessi ci spiegherà come cavarsela al meglio in caso di “blackout”. – evidenzia Adriana Viérin, presidente de L’Agrou – Un argomento di grande attualità visto che in questi giorni sono stati pubblicati manuali ed è stato suggerito di dotarsi di una “Borsa della Resilienza” per sopravvivere almeno tre giorni in caso di calamità o di guerra. Quest’ultima io non credo assolutamente possa scoppiare ma saper e poter reagire ad altre emergenze lo ritengo importante. Fino ad appena qualche generazione fa, soprattutto da noi in montagna, si predisponevano scorte e riserve energetiche per trascorrere il lungo periodo invernale senza dover patire anche di poco la fame e il freddo».
L’ingresso a entrambi gli incontri è libero ed aperto a tutti.

