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Onde elettromagnetiche: il Consiglio dice no a studi di approfondimento

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AOSTA (qdn) «No a studi di approfondimento sugli effetti delle onde elettromagnetiche». Lo ha deciso il Consiglio regionale che mercoledì scorso, 2 aprile, ha respinto – con 19 astensioni (Uv, Fp-Pd, Pour l’Autonomie e Stella Alpina) e 15 voti a favore (gruppo misto, Rassemblement Valdôtain, Lega VdA, Pcp e Forza Italia), una mozione dei gruppi Misto e Rassemblement Valdôtain sulle emissioni elettromagnetiche con cui sollecitavano il Governo regionale «a osservare quanto prescritto dalla legge regionale per un’informazione completa e tempestiva ai cittadini».

Il gruppo misto ha ricordato la necessità di una corretta informazione a tutela dei cittadini rispetto alle emissioni dei campi elettromagnetici che è prevista sia dalla legge regionale numero 25/2005, sia da quella statale numero 36/2001 che, su questo aspetto, secondo Diego Lucianaz, «sono state completamente disattese in Valle d’Aosta». Per Diego Lucianaz il Governo regionale, «in funzione del suo ruolo pubblico, deve dare garanzie solide ai suoi cittadini, primi tra tutti i giovani che sono quelli più esposti e alle onde elettromagnetiche: dal 2 al 5G fino alle emissioni dei satelliti e innumerevoli altre fonti elettromagnetiche. Non è più sufficiente l’applicazione del principio di precauzione bensì quello di prevenzione, riducendo l’esposizione dell’intera popolazione alle emissioni elettromagnetiche a livelli meno pericolosi di quelli ora verificati dai controlli dell’Arpa regionale».

L’assessore all’Innovazione Luciano Caveri ha sottolineato la massima attenzione che è sempre stata data alla questione dalla Regione anche attraverso numerosi incontri con gli enti locali per supportare sia la popolazione residente che i turisti al fine di garantire la massima possibilità di fruizione, nel rispetto della sicurezza e della salute pubblica. Il passaggio dei tralicci all’Amministrazione regionale è avvenuto su esplicita richiesta dei Comuni che hanno ritenuto che questa avesse uffici tecnici e giuridici per affrontare la complicata questione dell’installazione di queste strutture. La collaborazione è stata quindi una costante dell’agire pubblico che ha cercato il confronto con tutti gli enti coinvolti. La norma di attuazione risulta invece improponibile poiché sul tema esistono normative europee e nazionali estremamente cogenti: la materia è solidamente nelle mani dello Stato e la possibilità di ottenere una deroga rispetto alla legislazione italiana molto dettagliata sarebbe una forzatura inutile.