Scuola

DAL 2027 LE COMMISSIONI D’ESAME VEDRANNO LA PRESENZA DI UN DOCENTE AGGIUNTIVO DI LINGUA FRANCESE

Dalla prossima Maturità il francese non sostituirà nessuna materia

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AOSTA (mye) Dopo la fretta con cui, lo scorso mese di febbraio, la Regione ha recepito la nuova maturità per l’anno scolastico 2026-2027, l’Assessorato all’Istruzione e la Sovraintendenza agli studi hanno rimesso mano alla questione del francese e preparato un disegno di legge ora in discussione nelle commissioni.

La nuova maturità

L’esame di stato è tornato a chiamarsi maturità e prevede che gli studenti sostengano due prove scritte, una di italiano e una su una materia di indirizzo. C’è poi un orale che prevede il colloquio in cui il candidato presenta l’evoluzione del proprio percorso; risponde alle domande sulle quattro materie scelte dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, cioè le due dello scritto più altre due, creando collegamenti; presenta la sua esperienza di formazione scuola lavoro e infine risponde ad una domanda di educazione civica. Sul momento – così è spiegato nella proposta di legge – non era stato possibile aggiungere come quinto commissario un docente di francese.

“A seguito dell’entrata in vigore della riforma statale – recita l’introduzione alla legge – la Regione ha tempestivamente avviato un confronto istituzionale con il Ministero dell’istruzione e del merito al fine di individuare una soluzione che consentisse di garantire il regolare svolgimento delle prove di francese senza alterare l’assetto delle commissioni delineato dalla normativa nazionale. Tuttavia, il Ministero ha, all’epoca, rappresentato l’impossibilità di procedere a un’integrazione numerica delle commissioni oltre quanto stabilito dall’articolo 16, comma 4, del decreto legislativo 62/2017, in coerenza con quanto previsto per tutto il territorio nazionale”.

Così, era stato aggiunto, come al solito, il terzo scritto di francese, che ha continuato a far media con quello di italiano, ed è stata sostituita con francese una delle quattro materie indicato dal ministero, e non potendo toccare né italiano né le materie di indirizzo è stata sostituita la quarta, che spesso era inglese.

Cosa cambia

Dal prossimo esame di maturità, che vede il primo scritto di italiano già fissato per mercoledì 16 giugno 2027, l’articolo 1 della proposta di legge dice che il francese seguirà quindi una nuova norma. Nelle commissioni d’esame regionali il docente di lingua francese si aggiunge ai membri delle discipline individuate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, fatta eccezione per quegli indirizzi di studio per i quali la lingua francese rientra tra le quattro discipline.

Il commissario docente di lingua francese sarà sempre un membro interno delle commissioni d’esame e ciò al fine di garantire equilibrio e uniformità all’interno delle commissioni d’esame.

Verrebbe meno il numero dispari di commissari, per evitare parità, perché la commissione sarebbe composta da tre membri interni, cioè i due delle materie del Ministero più francese, e tre esterni, gli altri due di materia e il presidente.

La legge specifica che, in caso di parità di voti, nelle deliberazioni delle commissioni d’esame prevalga il voto del presidente.

Valorizzare le lingue

Al di là della normativa sulla maturità, la questione linguistica sta a cuore da anni alla Regione. Anche se, purtroppo, da tempo non c’è più all’interno della Sovraintendenza un centro di ricerca come era stato l’Irre-Irrsae, e manca ormai da qualche anno anche un dirigente tecnico specializzato sul multilinguismo, continuano i progetti di valorizzazione e supporto alle scuole.

Il monitoraggio è garantito dalle prove linguistiche regionali, che si affiancano a quelle Invalsi di italiano, matematica e inglese. Per l’ammissione all’esame finale, anche se il voto non fa media, è requisito di ammissione sia l’Invalsi che la partecipazione alle prove per le certificazioni da parte dell’Alliance française.

Infatti, il voto-livello di francese che lo studente consegue alla maturità, vale come “pleine connaissance” per i concorsi pubblici, ma non è spendibile altrove.

Da qualche anno, invece, gli studenti sono tenuti a sostenere il test anche all’Alliance, che certifica il livello B2, previsto alle superiori, o anche C1.

“Queste certificazioni sono riconosciute anche dalle università – spiega la sovraintendente agli Studi Marina Fey – e quindi permettono di non sostenere nuovamente un esame di lingua. È un investimento importante, di centomila euro, e i risultati ci dicono che negli ultimi anni la percentuale di studenti che hanno ottenuto il livello è salita all’ottanta per cento. Abbiamo pensato anche all’inglese e al tedesco, con un piccolo contributo per chi sostiene le certificazioni presso enti convenzionati”.