AOSTA Malato da pochi mesi, Mauro Cusano è venuto a mancare nella serata di giovedì scorso, 31 luglio, all’Hospice del Beauregard, a 66 anni. Con la sua scomparsa il calcio valdostano perde un importante pezzo di storia. Mauro Cusano ha rivestito tutti i ruoli possibili: da calciatore, anche professionista, ad allenatore e dirigente. Lascia la moglie Valeria e i figli Luca e Fabio. I funerali avranno luogo lunedì prossimo, 4 agosto, alle 14.30 nella Cattedrale di Aosta.
Non solo calcio per lui: ha gestito diversi bar, in particolare il Bar Ariston di via Torino, in centro ad Aosta. Ma la sua vita era senza dubbio il pallone. Mauro Cusano aveva cominciato la carriera nelle giovanili dell’Olimpia (dove il vulcanico papà Germano era dirigente), per poi passare all’Aosta giocando in Promozione e Serie D prima di approdare al Treviso in C1, con i professionisti. Quindi il ritorno all’Aosta in serie D, la C2 con la Pro Vercelli, il Saint-Vincent in D e la chiusura della carriera al Fenusma. Da tecnico aveva cominciato con il Fenusma.
La carriera da calciatore
All’Olimpia si mette in mostra fin da bambino come centravanti «di sponda» al quale comunque non mancava il fiuto del gol: rapido, scaltro, gran tiro, il giusto opportunismo. Passa all’Aosta, una stagione nelle giovanili, quindi il debutto in prima squadra a 17 anni con Nunzio Santoro in panchina e la promozione in serie D. Poi il salto nei professionisti con il Treviso in serie C1 (in ballo c’era pure il passaggio alla Reggiana di Bruno Giorgi, sfumato per un incidente in motorino). Finita l’esperienza in Veneto, Mauro Cusano resta nei professionisti, questa volta con la Pro Vercelli in C2: 24 presenze in campionato, 12 partite in Coppa Italia. Lasciate le bianche casacche, il ritorno in Valle d’Aosta per vestire di nuovo la maglia dell’Aosta, quindi il passaggio al Saint-Vincent neo-promosso in Interregionale, poi la Promozione con il Fenusma, dove finisce il suo percorso da calciatore.
Ma il richiamo dei campi da gioco non viene meno e così per Mauro Cusano inizia la carriera da allenatore e dirigente. Acquisito il patentino Uefa B, amante del calcio dinamico e verticale, fuoriclasse nel fare gruppo, l’esordio in panchina è con il Fenusma, squadra con la quale conquista la promozione in Eccellenza, impresa che porta le firme di giocatori importanti come Sergio Grange e Alberto Rizzo (ora mister dell’Aygreville) e di giovani come Cramarossa e Marcellan. Chiusa la parentesi Fenusma, Cusano siede sulla panchina dell’Aosta e poi passa all’Aosta Sarre del presidente Giò Amato: vince la Promozione da direttore sportivo con Lorenzo Cancian in panchina e poi vive una stagione da protagonista in Eccellenza. Torna alla scrivania da direttore sportivo al Saint-Pierre con Renzo Drudi mister, fino in Promozione. Poi il Real Sarre, quindi il Saint-Christophe: Giovanni Zichella in panchina, Cusano è direttore sportivo e i granata vincono la serie D riportando la nostra regione tra i professionisti, in Lega Pro. Motivo d’orgoglio: in quella squadra giocava il figlio Fabio, centrocampista cresciuto nelle giovanili della Juventus. Il Saint-Christophe diventa Vallée d’Aoste e Cusano cambia ancora, va a Sarre, per poi tornare a Saint-Christophe da allenatore quattro stagioni più tardi a sostituire Alberto Rizzo centrando la salvezza con una situazione societaria tutt’altro che tranquilla.
In questi ultimi anni Mauro Cusano è tornato in panchina al Pont Donnaz Hône Arnad Evançon, con un campionato di Eccellenza chiuso al secondo posto dietro al Verbania e finito con la sconfitta nella semifinale dei play off nazionali contro il Mestre. Il suo ultimo impegno è stato di nuovo con l’Aosta, in Seconda Categoria, nella squadra frutto della fusione tra Aosta 511 e Aosta 1911. Dirigente affiancato da Mauro Baccega presidente, parte come direttore sportivo, poi dopo l’esonero di Simone Dosso lo scorso inverno decide di assumere la direzione tecnica della squadra, che alla fine della stagione conquista una bella salvezza, a cui aggiunge la «medaglia» della finale della fase locale della Coppa Piemonte, persa contro il Saint-Christophe. Ora, nonostante la malattia, aiutato dal figlio Luca, stava lavorando alla prossima stagione. Una telefonata dopo l’altra, anche dal letto di ospedale, per fare la squadra con la quale affrontare il nuovo campionato.


