AOSTA (qdn) Sessanta giorni. E’ il tempo entro il quale dovranno essere vaccinati contro la Dermatite nodulare contagiosa tutti i capi bovini presenti in Valle d’Aosta: 38mila complessivamente. Le 40mila dosi di vaccino provenienti dal Sudafrica (per la precisione dal l’azienda di Pretoria OBP-Vaccines) – trasportate con un volo cargo atterrato a Malpensa giovedì intorno alle 21 – ieri, venerdì, dopo il nulla osta da parte del servizio sanitario veterinario aeroportuale, sono arrivate in Valle d’Aosta dove già oggi, sabato, hanno iniziato a essere inoculate a partire dalla “zona di sorveglianza”, ovvero dall’Alta Valle; la campagna vaccinale si estenderà poi a tutto il territorio regionale. Si è iniziato alle 5.30 del mattino di oggi da Courmayeur, La Thuile, Valgrisenche, La Salle, Morgex e Rhêmes-Saint- G eorges. L’obiettivo è infatti alzare fin da subito una barriera contro il contagio presente in Francia. Nelle due Savoie si contavano – a mercoledì 6 agosto scorso – 67 focolai con 37 alpeggi colpiti. Nella “zona di sorveglianza” sono vietate le movimentazioni non essenziali da e verso gli stabilimenti e gli alpeggi, di persone, veicoli e animali diversi dai bovini.
Il Piano vaccinale approvato e l’astensione di Marco Carrel
La Giunta regionale ha approvato giovedì scorso, 7 agosto, il Piano di vaccinazione obbligatorio condiviso e approvato dal Ministero della salute e dal Centro di referenza nazionale per le malattie esotiche – Cesme. Con una sorpresa: l’astensione dell’assessore regionale all’Agricoltura Marco Carrel, che avrebbe voluto che fosse approvata l’obbligatorietà del vaccino solo per gli animali all’interno della “zona di sorveglianza” e non per tutti. «Non credo che l’obbligo vaccinale esteso a tutto il patrimonio zootecnico regionale sia la soluzione più giusta. – ha spiegato l’assessore Marco Carrel in un video condiviso ieri, venerdì sui suoi canali social – Sono fermamente convinto che bisognava prevedere delle regole differenti per chi sta all’interno delle zone di restrizione rispetto a chi ne sta fuori, anche perché giorno dopo giorno le aree di restrizione vengono modificate in base agli aggiornamenti che ci arrivano dalla Francia e soprattutto perché la normativa continua a evolvere con aspetti che ad oggi non sono ancora chiari e definitivi».
“Vaccinazione unico strumento per evitare abbattimenti totali”
«Come riportato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare, la vaccinazione è l’unico strumento previsto che consente di ridurre il rischio di introduzione e diffusione della malattia. – scrive la Regione nella nota con cui ha dato notizia dell’approvazione del Piano vaccinale – Ad oggi, per questo tipo di malattia, nell’Unione Europea esiste una sola contromisura: l’abbattimento totale di tutti i bovini presenti in una stalla/stabilimento, essendo la Dermatite nodulare contagiosa una malattia non presente in Europa e quindi totalmente da eradicare. La vaccinazione è obbligatoria per tutti gli stabilimenti e gli alpeggi della regione. Mercoledì gli Assessorati coinvolti hanno incontrato i rappresentanti del mondo sanitario, allevatoriale e della trasformazione lattiero-casearia nell’ambito del continuo percorso di confronto e condivisione, durante il quale è stata unanime la condivisione del Piano regionale vaccinale.
In particolare «i soggetti rappresentanti della filiera hanno ribadito l’urgenza di vaccinare in tempi rapidi l’intero territorio regionale, confermando essere l’unico mezzo disponibile per cercare di tutelare e salvaguardare il patrimonio regionale delle nostre razze autoctone». La vaccinazione di massa, infatti, non solo limita molto il diffondersi della malattia ma apre anche le porte – nel caso di positività – di richieste al Ministero deroghe agli abbattimenti totali degli allevamenti con maggiori probabilità di risposta positiva.
Quindici équipes al lavoro per vaccinare gli animali
La somministrazione del vaccino sarà eseguita da 15 équipes composte da veterinari dell’Usl e dell’Anaborava, con il supporto logistico del Corpo Forestale, dell’Association Régionale Eléveurs Valdôtains – Arev, dell’Institut Agricole Régional e della Protezione civile. Il Piano prevede di sottoporre ad intervento vaccinale obbligatorio l’intero patrimonio bovino regionale, nonché tutti i capi bovini appartenenti ad altre regioni e Stati membri, ma detenuti per motivi di alpeggio sul territorio regionale.
«La Dermatite nodulare contagiosa non comporta nessun rischio per l’uomo e il latte e le carni valdostane possono continuare ad essere consumate senza alcun pericolo, anche se provenienti da bovini vaccinati» scrive ancora la Regione.
Gli “scettici” del vaccino
Per quanto da parte della Regione si continui a sottolineare che la vaccinazione è attualmente «l’unico strumento previsto che, a titolo preventivo, può ridurre il rischio di dover ricorrere all’abbattimento totale di tutti i bovini in una stalla in caso di un eventuale focolaio» oltre ad essere «lo strumento che ha l’impatto maggiore nella riduzione della diffusione del virus LSD rispetto a qualsiasi politica di abbattimento», non mancano gli scettici del vaccino.
In una lettera aperta diffusa lunedì scorso, 4 agosto, i movimenti politici Valle d’Aosta Futura, Lega Vallée d’Aoste, Fratelli d’Italia e Renaissance Valdôtaine – rimarcando come «ad oggi nel territorio valdostano non esistono casi accertati di presenza della malattia» – rilevano «preoccupazione e timori tra allevatori e cittadini, in particolare per l’utilizzo di un vaccino vivo attenuato come si evince dal documento “Effetti collaterali a seguito della vaccinazione” promosso dalla Regione e dall’Usl». I quattro movimenti pongono una serie di domande: «qual è la base normativa su cui si fonda la decisione di procedere con la vaccinazione? Per quale motivo è stato scelto l’Obp Vaccines rispetto ad altri e qual è il contenuto del vaccino? Inoltre doveroso è capire su quali animali sia stato testato e con quali risultati. quanto è costato il lotto di vaccini proveniente dal Sudafrica? Chi sostiene i costi: l’UE, lo Stato, la Regione? Qual è la ripartizione? Per quale motivo non si è considerato l’uso di insettorepellenti? Una volta vaccinato un capo, le analisi mostreranno una positività distinguibile da quella causata da infezione naturale? O mostreranno invece una negatività? E poi, ci sarà una fase di monitoraggio dei bovini dopo la vaccinazione? Quali saranno le implicazioni concrete sulla movimentazione di animali e prodotti soggetti a divieto di movimentazione come il materiale germinale? Come si gestirà il rientro nella propria regione di mandrie piemontesi o di altre regioni, ora presenti in Valle d’Aosta, che saranno vaccinate?».
«Elemento da chiarire – proseguono gli estensori della lettera – sono gli effetti collaterali e i relativi possibili indennizzi. In ultimo ci sono le ricadute sui prodotti locali. Quali potrebbero essere le conseguenze sulla commercializzazione dei prodotti derivati (latte, Fontina, formaggi, carne)? Sono previste limitazioni all’export o alla certificazione dei prodotti? Rimarranno sicuri da consumare?».
Tra le risposte fornite dalla Regione, il fatto che le tipologie di vaccino sono scelte dall’Unione Europea, che ne sostiene anche direttamente e totalmente i costi, che – come già detto – la vaccinazione è di gran lunga il più efficace strumento per ridurre il rischio di diffusione della malattia e l’unica alternativa all’opzione degli abbattimenti totali in caso di positività, che tutti i rappresentanti del mondo sanitario, allevatoriale e della trasformazione lattiero-casearia sono stati coinvolti nelle scorse settimane e che fin da luglio si era sottolineata l’importanza che ogni allevatore eseguisse, di propria iniziativa, l’applicazione dei trattamenti insetticida a tutela dei capi di bestiame. Trattamenti che da soli, però, non sono sufficienti ad evitare il diffondersi del contagio.

