AOSTA (QDN) Non si vince per caso il concorso Modon d’Or, riservato alle migliori Fontine d’alpeggio. Lo dimostra il fatto che tutti i 5 vincitori dell’edizione 2025 erano già stati premiati – alcuni più volte – nelle edizioni precedenti.
Anche quest’anno, dunque, le valutazioni “alla cieca” da parte di ben 3 giurie (quella degli esperti, quella degli operatori del territorio e quella “di eccellenza”) hanno fatto emergere quelle che sono le migliori Fontine “d’alta quota” della nostra regione.
I 5 Modon d’Or sono stati assegnati – durante la cerimonia di sabato scorso, 29 novembre, all’Hostellerie du Cheval Blanc di Aosta – alla società agricola Brunet Lavy (per la Fontina prodotta all’alpeggio Morgnoz di Sarre), a Fabio Dalbard (alpeggio Chamolé di Charvensod), alla società agricola Frères Béthaz (alpeggio Alpe Vieille di Valgrisenche), alla società La Comba (alpeggio Borègne di Arvier) e alla società Po-Ma di Claudio Pomat & C (alpeggio Pointier di Etroubles).
Sono tutti conferitori della Cooperativa Produttori Latte e Fontina, tranne Fabio Dalbard, che la fa stagionare a Ugo Brédy.
Fino alla finale, ma non al Modon d’Or, sono arrivati la società Chatelair (alpeggio Les Moffes di Doues), Emilio Donnet (alpeggio Pierres Blanches di La Salle), la société agricole La Coccinelle (alpeggio Grimondet di Gressan), la società agricola Les Ecules di Mathieu Grosjean & C (alpeggio Les Ecules di La Salle) e la società agricola Viérin di Didier Viérin & C (alpe Pesse di Saint-Pierre).
«Il Concorso Fontina Modon d’Or non è un semplice appuntamento: è una dichiarazione di ciò che siamo e di ciò che vogliamo continuare a essere. – dichiara l’assessore regionale all’Agricoltura Speranza Girod – La Fontina Dop di alpeggio è un patrimonio della Valle d’Aosta, ma soprattutto è il risultato concreto del lavoro di chi, ogni giorno, preserva la nostra montagna. Gli agricoltori non sono solo produttori: sono custodi del territorio, garanti della qualità e protagonisti di una storia che continua a definire l’identità della nostra regione».
«Le 10 Fontine finaliste sono sempre eccellenti e ogni volta è difficile scegliere per assegnare il Modon d’Or. – dice Giovanna Ruo Berchera, giornalista di settore e presidente della giuria di eccellenza – La qualità, già alta, è diventata molto elevata e, negli anni, ho riscontrato ulteriori miglioramenti.
Dall’analisi sensoriale ho percepito sapori, profumi e altre caratteristiche organolettiche che le erbe e i fiori consumati dalle vacche in alpeggio hanno trasmesso al latte e, di conseguenza, alla Fontina d’alpeggio Dop. Ci sono stati degli anni in cui c’è stata più uniformità di gusto e in altri maggiori differenze.
Quest’anno forse più di altre volte ho riscontrato più caratteristiche differenti tra le varie Fontine finaliste. Ciò è sicuramente dovuto al fatto che verso fine luglio alcuni alpeggi hanno iniziato a patire la siccità e l’erba è diventata più secca. Altri alpeggi invece, più ricchi di acqua, non hanno avuto di questi problemi. Questo fatto, tuttavia, rappresenta il bello di un prodotto assolutamente naturale».
Ai 5 vincitori del Modon d’Or 2025 è stato assegnato un incentivo in denaro di 1.500 euro.
Dai primi giorni di dicembre è possibile acquistare o degustare le forme vincitrici del Concorso Modon d’Or 2025 in negozi, alberghi e ristoranti della regione e al Marché Vert Noel di Aosta oppure comperarle su alcuni siti di e-commerce (l’elenco completo è visionabile sul sito internet della Regione).
I commenti dei vincitori
«È l’ottava volta che veniamo premiati da quando esiste il concorso. – sottolinea Claudio Pomat – Erano già casari mio papà Ostino Pomat e mio suocero Cipriano Margueret e sono loro che ci hanno insegnato tutto.
Quest’anno fin dall’assaggio delle prime Fontine abbiamo notato che erano veramente buone. Qual è il segreto? Non è dato sapersi! Dipende dall’erba che mangiano e anche dalla lavorazione. Quest’anno siamo stati favoriti dal fatto che c’è stata meno siccità.
Dedico il successo alla mia famiglia, in particolare a mia moglie Anna Maria Margueret, e ai nostri collaboratori».
«Per fare una buona Fontina bisogna saperla lavorare, con pulizia e con passione.» commenta Ivo Béthaz della società Frères Béthaz. E i risultati si vedono: la sua azienda ha vinto il Modon d’Or nel 2016, nel 2021, nel 2022, nel 2024 e nel 2025.
Un “filotto” straordinario. «Dedico il risultato a mia mamma Rosella Frachey, che è mancata 2 anni fa, a mio papà Pierre e a tutta la famiglia» aggiunge.
«Quest’anno abbiamo avuto secco solo nella parte conclusiva dell’estate, a partire da metà agosto, e questo ha favorito la produzione. – dice David Viérin della società La Comba, che ha già conquistato il Modon d’Or nel 2024 –
Cosa serve per fare una Fontina da premio? Soprattutto avere il latte buono. Poi, certo, sono importanti anche l’erba e la lavorazione. Voglio dedicare il risultato a mio papà Guido che non c’è più: è lui che ci ha insegnato tutto».
«Sarà l’erba che, a quanto si dice, a Chamolé è particolarmente buona! – esclama Fabio Dalbard – Abbiamo in tutto 150 animali e da 11 anni gestiamo l’alpeggio di proprietà del Comune di Charvensod.
La vittoria è una bella soddisfazione e anche un aiuto economico, sia perché si vendono a un prezzo migliore le Fontine selezionate per il Modon d’Or sia perché è una bella pubblicità per l’azienda.
Per noi è la quarta vittoria in 10 anni, dopo i successi nel 2018, nel 2020 e nel 2023. Dedico il successo alla mia famiglia, a papà Adolfo Dalbard, a mamma Aldina David, alla mia compagna Sara Bassalti e a mia figlia Désirée. Naturalmente sono importanti anche i collaboratori, a cominciare dal casaro Dumitru Bilboc che lavora con noi da 18 anni».
«Da 7 anni conduciamo l’alpe Morgnoz a Sarre. – racconta Yuri Brunet, che è titolare dell’azienda insieme alla moglie Josette Lavy e che aveva già vinto il Modon d’Or nel 2022 – Il segreto per fare una buona Fontina? Conta tanto la squadra, dagli operai ai collaboratori.
Quando tutto funziona e si lavora in armonia, i risultati arrivano. E poi ho avuto la fortuna di aver conosciuto persone che mi hanno insegnato bene: prima tra tutte Marcello Arlian, casaro e poi tecnico regionale, che mi ha insegnato tutto quello che so sul latte».
Daniel Quey
