AOSTA (qdn) «Lo scorso anno sono andato a Genova un paio di giorni, non avevo mai visto il mare. Però a stare lì mi mancava il fiato. Avevo nostalgia dei miei animali. Io ho bisogno di vedere qualche cosa di verde, non posso stare in mezzo alle strade e ai palazzi». Stefano Roux ha 29 anni e insieme al fratello Andrea, di 32 anni, da mesi sta attraversando la Valle d’Aosta in una singolare, lentissima désarpa. La loro stalla è a Salussola, nel Biellese, dove adesso il terzo fratello Pietro si occupa delle mucche. Loro, invece, accompagnano l’enorme gregge di pecore e qualche capra, 1.200 animali in tutto.
«Per il terzo anno siamo saliti d’estate a Cervinia, nella zona di Plan Maison. – racconta Stefano Roux – Siamo rimasti in quota il più possibile, soprattutto per evitare il virus della “Bluetongue”. Siamo scesi soltanto l’11 novembre, quando ormai in alto c’era già la neve. Abbiamo fatto l’inarpa con i camion e di solito scendevamo allo stesso modo fino in Piemonte, dove facevamo pascolo vagante. Questa volta, però, anche considerando i costi crescenti e i guadagni minimi, abbiamo deciso di scendere a piedi, facendo mangiare le pecore lungo il percorso. Ci siamo fermati ad Antey, poi qualcuno ci ha detto che c’era erba a Torgnon e siamo andati lì qualche giorno». Da quel momento, il passaparola ha permesso ai fratelli Roux di spostarsi da un prato all’altro. La grande quantità di erba e la neve caduta a novembre – che ha fatto ritirare in stalla la maggior parte dei bovini – hanno fatto sì che tutti accogliessero a braccia aperte l’immenso gregge (e i pastori): prati puliti e concimati a costo zero!
«Per primo è stato Loris Pieiller a dirmi che aveva dei terreni a Verrayes, consigliandomi di arrivarci valicando il Col Saint-Pantaléon. – prosegue Stefano Roux – Sono andato a vedere, prima di portare gli animali, poi ci siamo andati con tutto il gregge. Da lì gli inviti degli agricoltori sono stati tantissimi, impossibile accoglierli tutti. Siamo scesi a Nus e poi da lì a Fénis, dove siamo ora. Poi andremo a Châtillon. Noi abbiamo le pecore con la pancia piena e loro i prati puliti. Le persone vedono che ci comportiamo bene e ci accolgono volentieri. Qui in Valle d’Aosta abbiamo trovato delle bravissime persone: è grazie a loro e alla loro fiducia che tutto questo è possibile».
Il problema dei lupi
Una vita a contatto con la natura, sicuramente non priva di difficoltà. «Passiamo la notte in roulotte e fa piuttosto freddo, anche se abbiamo una piccola stufa per scaldarci. – dice ancora Stefano Roux – E poi, naturalmente, c’è la preoccupazione del lupo. Non teniamo cani da guardiania: frequentiamo zone dove passa sempre tanta gente e dovremmo trascorrere più tempo a guardare che i cani non attacchino le persone che a occuparci delle pecore. Così ce le guardiamo noi, a volte facendo i turni. I lupi li abbiamo già visti ma se siamo presenti non osano attaccare. Però è un grande problema: per noi perdere un animale è un danno importante, è il nostro lavoro».
Tante incertezze che rendono la vita del pastore vagante un’avventura complicata. «Non è facile, non sei mai a casa, però non mi vedrei mai in un ufficio, per carità. – risponde Stefano Roux – Non sarebbe proprio la vita per me». E adesso per quanto tempo ancora proseguirete il pascolo vagante? «Dipende dalle condizioni meteorologiche, viviamo alla giornata. – conclude Stefano Roux – Poi, quando saremo tornati a Salussola, porteremo le pecore nei nostri prati e infine, in primavera, lungo i fiumi e i torrenti fino nella zona di Vercelli».
Daniel Quey



