AOSTA (fci) Odyssea Borealis, il documentario diretto da Alessandro Beltrame, che racconta la storia di quattro esploratori – il valdostano d’adozione Matteo Della Bordella (foto), gli svizzeri Silvan Schüpbach e Alex Gammeter e il francese Symon Welfringer – in un’avventura nell’Artico orientale, è disponibile gratuitamente su YouTube.
Una narrazione visiva di circa 42 minuti, disponibile con sottotitoli in italiano, inglese e francese, che racconta un viaggio lungo 300 chilometri in kayak attraverso le acque gelide e selvagge della Groenlandia orientale, fino al tentativo di scalare l’inviolata parete nord-ovest del Drøneren.
Odyssea Borealis propone una riflessione profonda sul valore dell’esplorazione intesa come esperienza umana pura. I protagonisti affrontano condizioni naturali estreme, affidandosi esclusivamente alle proprie forze e riducendo al minimo ogni comfort moderno. Questa scelta, evocativa del mito di Ulisse, mette al centro la curiosità, la meraviglia e il rispetto per la natura, anziché il desiderio di dominio o conquista.
La spedizione ha visto i protagonisti percorrere 300 chilometri in kayak nell’oceano Artico, prima di raggiungere il proprio obiettivo alpinistico. Il tutto in autosufficienza, trasportando quindi con sé tutto il necessario per vivere e scalare. Ghiaccio compatto, fiordi e violente tempeste con venti fino a 100 chilometri orari e onde alte 3 metri sono stati i compagni di viaggio di Matteo Della Bordella, Silvan Schüpbach, Symon Welfringer e Alex Gammeter.
Poi, raggiunta la base della parete del Drøneren, le difficoltà non sono diminuite: pioggia, neve e il temuto vento Piteraq, un vento della Groenlandia che non si riesce a prevedere, hanno costretto a più tentativi di scalata abortiti, fino a un incidente sfiorato causato da una scarica di sassi che ha tranciato una corda. Superata anche questa fase, la spedizione si è concretizzata nell’apertura di una nuova via di 1.200 metri e 35 tiri su una parete mai scalata, con bivacchi sospesi e l’aurora boreale a illuminare la notte, da cui il nome della via. Dopo, ancora un rientro via mare, reso più complesso dalla scarsità di cibo e dalla costante presenza degli orsi polari.

