Alpi e dintorni

Convenzione delle Alpi, Italia al timone

Sviluppo sostenibile e politiche per le comunità che scelgono le Alpi come contesto residenziale

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AOSTA (fci) Sarà l’Italia a guidare nel biennio 2025-2026 la Convenzione delle Alpi, organo costituito dagli otto paesi che si affacciano sulle Alpi, cioè oltre all’Italia, Austria, Francia, Germania, Liechtenstein, Principato di Monaco, Slovenia e Svizzera. Il mandato italiano si prospetta impegnativo. Le Alpi si trovano infatti ad affrontare le sfide rappresentate da cambiamento climatico, perdita di biodiversità e pericoli naturali.

La decima Relazione sullo Stato delle Alpi evidenzia che questi fattori stanno incidendo sempre più sulla vita delle comunità alpine. Per quanto riguarda la sfida rappresentata dalla crisi dei ghiacciai, dal degrado del permafrost e dal ciclo dell’acqua, secondo il programma vanno affrontati con un’attenta pianificazione territoriale – che integri gli obiettivi di tutela con i risultati della ricerca scientifica e tecnologica – e con la cooperazione strategica. Viene considerato essenziale il coinvolgimento delle comunità locali per innescare un circolo virtuoso a favore dell’ambiente.

Il programma della presidenza italiana prevede anche lo sviluppo di un Piano d’Azione per la biodiversità alpina, focalizzato sulla conservazione degli habitat, il ripristino ecologico e promozione di azioni per la protezione delle specie minacciate e la gestione sostenibile delle risorse naturali. Si prevedono infine azioni di valorizzazione del patrimonio culturale, di promozione dello sviluppo sostenibile delle comunità e di politiche per favorire le comunità che scelgono le Alpi come contesto residenziale.

Le Alpi – afferma il documento – non sono solo un luogo fisico, ma anche uno spazio multiculturale unico. Investire nella formazione e nel coinvolgimento dei giovani è essenziale per preservare il patrimonio e garantire il futuro della montagna. Tutto questo si basa sulla cooperazione internazionale, per rafforzare, le relazioni con altre regioni montane del mondo attraverso lo scambio di buone pratiche e il coordinamento sui temi comuni.