AOSTA (zgn) La coalizione di centrodestra che sostiene Giovanni Girardini, candidato sindaco, e Sonia Furci, vice sindaco – composta da Lega, Forza Italia, La Renaissance Valdôtaine e Fratelli d’Italia – è giunta seconda al primo turno elettorale, sia pure di poco. A questo punto il ballottaggio di domenica prossima, 12 ottobre, si presenta come una corsa al fotofinish. Evidentemente adesso i due schieramenti rimasti nella competizione elettorale dovranno cercare di recuperare consensi per superare gli avversari. In particolare, per Giovanni Girardini bisogna esorcizzare lo spettro dell’astensionismo.
«L’esito del voto ha cristallizzato una situazione di spaccatura della città in tre blocchi, non in due», afferma Giovanni Girardini. «Questo perché il primo blocco, che purtroppo è il più grande, è quello dell’astensionismo, a cui si aggiungono coloro che hanno scritto insulti sulle schede e le schede bianche. Siamo quasi al 50 per cento, e questa è una cosa terribile, non per me o per l’altro candidato a sindaco, l’ingegnere Raffaele Rocco, ma per la democrazia. Ciò significa che la cittadinanza si è allontanata dalla politica che l’ha disgustata. Questo è un dato di fatto».
Giovanni Girardini aggiunge che «Al di là di tale valutazione, la nostra coalizione ha un distacco minimo, intorno al 2,5 per cento, da quella che riunisce Union Valdôtaine, Partito Democratico e autonomisti di centro e sostiene Raffaele Rocco e Valeria Fadda. Staremo a vedere cosa succederà al ballottaggio: 2,5 punti percentuali possono essere tanti o niente. Bisogna vedere dove potremo andare a recuperare consensi. Sicuramente il supporto alla nostra coalizione lo andrò a cercare nel circa 50 per cento di elettori che non ha votato. Insomma, davvero esiste questo scontento nella città? Perché se non c’è, è giusto che il giorno dopo il risultato del ballottaggio io vada in campagna a godermi la vita e non stia qui a rodermi il fegato o a combattere contro i mulini a vento, se lo faccio solo per me stesso o per troppo pochi. Questo è molto importante per me e per il mio movimento che ho fondato e in cui credo profondamente. Però sono i cittadini che si devono esprimere. Io farò così, magari l’ingegnere Rocco andrà a cercare i voti altrove. Comunque sia, in democrazia deve vincere il migliore e il più gradito agli elettori, questo senza ombra di dubbio».
Ma se al ballottaggio Giovanni Girardini dovesse perdere, e quindi non essere eletto sindaco come è successo cinque anni fa nella sfida con Gianni Nuti, resterebbe in Consiglio comunale oppure no? «Restare è un dovere», dichiara Giovanni Girardini. «Comunque la gente mi ha scelto e in tanti mi hanno dato il voto: non dimentichiamo che al primo turno il 42,69 per cento degli elettori mi ha accordato la sua fiducia. Eventualmente, non dovessi diventare sindaco, farei delle scelte che in questo caso mi potrei permettere, come dedicarmi di più alla mia vita privata, che trascuro in nome della politica. Se invece dovessi diventare sindaco, diciamo che 18 ore al giorno su 24 le dedicherei a questo incarico».

