Aosta

Durante la cerimonia di domenica scorsa a Tsambarlet i ricordi di un’epopea che ha scritto la storia

Scoperta la targa che intitola il campo sportivo a Giorgio Dal Monte, icona del calcio aostano

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AOSTA (den) Il calcio di una volta, quello che ad Aosta nel dopoguerra rallegrava le domeniche della maggioranza degli sportivi è tornato a vivere nella mattinata di domenica scorsa, 23 marzo, in occasione dell’intitolazione del campo sportivo di Tsamberlet a Giorgio Carlo Dal Monte, che di quel calcio fu il maggior protagonista.

E’ stata una festa allietata dal sole che ha smentito le condizioni meteo avverse e che ha visto la partecipazione di numerosi sportivi, soprattutto ex giocatori e tifosi dell’Unione Sportiva Aosta 1911, di Hélène Boniface, icona del calcio femminile valdostano, di autorità politiche e militari, di ragazzi che hanno seguito attenti la cerimonia appoggiati alla ringhiera della tribuna.

La neonata primavera sta colorando di verde quel campo dove si allenano i ragazzi del Centro Giovani Calciatori Aosta, che come auspicato dagli intervenuti si spera vedrà fiorire altri talenti sulla scia di Giorgio Dal Monte, Sergio Pellissier, Paolo De Ceglie, Hans Nicolussi Caviglia, Nicolò Savona. Dopo gli interventi istituzionali dell’assessore allo sport del Comune di Aosta Alina Sapinet e del delegato Figc Marco Albarello è toccato a Nunzio Santoro, ex giocatore e mister rossonero, a tratti sopraffatto dall’emozione, ringraziare i presenti e ricordare Giorgio Dal Monte, che segnava e faceva sognare una città che risorgeva dalla tragedia della guerra, che viveva principalmente sulla fabbrica della Cogne, in cui proprio Dal Monte aveva lavorato, prima di spiccare il volo nel calcio nazionale e internazionale.

Ad applaudire le parole di Santoro alcuni suoi ex compagni di squadra e gli applausi sono saliti d’intensità quando si è permesso di dire al presidente della Regione Renzo Testolin: «Mi rivolgo a lei come fosse il presidente dell’Aosta».

Il momento celebrativo ha visto lo scoprimento ufficiale della targa all’ingresso del campo e la benedizione impartita dal parroco di Maria Immacolata padre Gregorio Glabas, seguita da una breve riflessione sulla lettera di San Paolo ai Tessalonicesi, in cui l’apostolo richiama alla sobrietà, all’autodisciplina, come per gli atleti che gareggiano nello stadio, perché il corpo è tempio dello Spirito Santo.

Poi la consegna alla figlia di Dal Monte, Gloria, di un mazzo di fiori e della coppa dell’amicizia alla nipote Rita, presente insieme al cugino Mario, noto commerciante cittadino.

Il “mattatore” della manifestazione è stato Bobo Pernettaz, ex giocatore di Salernitana e Aosta che, accompagnato in sottofondo dall’organetto di Rémy Boniface, ha ricordato il suo calcio da ragazzo «quando si giocava con le scarpe comuni, quelle di tutti i giorni, il fischio dell’arbitro non si sentiva perché non c’era, il pallone era di plastica leggerissima o una sfera di cuoio pesante numero 5 con la cucitura bella evidente, che se la colpivi di testa ti stampava un timbro sulla carne, le magliette erano i grembiuli blu scolastici, i numeri scritti col gesso.

A pallone si giocava dappertutto, nei cortili, nelle piazze, nelle vie, sui balconi, nei corridoi di casa e di scuola, a quei tempi le macchine si muovevano lente e l’intero paese aveva a cuore i calciatori in erba, il campo sportivo comunale non era recintato, si poteva entrare e giocare a tutte le ore.

E la domenica: pranzo veloce, saluto alla mamma, poi aggrappato alla moto del papà di corsa al Puchoz a tifare nei “popolari” per i rossoneri, a sperare nelle parate di Arnaboldi ed esultare alle immancabili reti del numero 7 “Roccia” Dal Monte, che anche oggi con la stessa trepidazione siamo qui a ricordare e applaudire nel suo stadio, nel nostro stadio». Poi un commosso ricordo per l’amico Roberto Gambero, che avevano soprannominato Manitù, perché parlava poco ma in campo si faceva ascoltare a suon di gol.

La cerimonia è terminata con tanti applausi, le foto di rito sotto la targa del campo sportivo intitolato a Giorgio Dal Monte che sostituirà lo stadio Mario Puchoz, custode delle memorie dei cuori rossoneri.

Ernesto Desandré