Cronaca

Censimento autovelox, molti apparecchi rischiano di essere fuorilegge

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AOSTA (fci) Tra le tante novità della legge di conversione del decreto Infrastrutture, entrata in vigore nei giorni scorsi, c’è l’introduzione di un censimento di tutte le apparecchiature di rilevazione della velocità presenti in Italia. Una misura che potrebbe stravolgere l’attuale mappatura degli autovelox e portare al rischio spegnimento di molti degli attuali dispositivi.

Il censimento, infatti, non solo permetterà agli automobilisti di conoscere, con trasparenza ed in tempo reale, numero, collocazione e caratteristiche dei dispositivi semplicemente collegandosi ad una banca dati online pubblicata dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture. Ma, soprattutto, considerando la mappatura dei dispositivi «condizione necessaria ai fini del legittimo utilizzo delle apparecchiature», farà chiarezza su quali sono realmente gli autovelox autorizzati ad emettere multe per eccesso di velocità.

La legge prevede che a raccogliere e trasmettere informazioni su «tipo, marca e modello approvato od omologato» di ogni dispositivo (fisso, mobile o tutor) installato sul proprio territorio dovranno essere tutti i 7.896 Comuni italiani. Il termine fissato per questa attività è di 60 giorni dall’adozione della legge, dopodiché i dati raccolti saranno inviati al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che li elaborerà e li renderà accessibili al pubblico tramite una piattaforma online dedicata.

In sostanza, entro lunedì 15 settembre tutti i dispositivi di rilevazione della velocità presenti in Italia dovrebbero essere mappati dai Comuni e quelli non censiti dovrebbero essere considerati illegittimi e inutilizzabili. Con la conseguenza che tutte le sanzioni eventualmente comminate tramite questi dispositivi non avranno valore legale.

A partire da ottobre, sarà possibile verificare online, attraverso un elenco ufficiale ministeriale, se un autovelox è regolarmente registrato e conforme alla normativa. In caso di ricorso, basterà consultare quell’elenco per dimostrare che il dispositivo non era autorizzato.