AOSTA (mye) Il segnale delle infiltrazioni mafiose nel nord Italia è diventato evidente il 13 dicembre 1982, quando per la prima volta in Italia un magistrato fu il bersaglio di un attentato. Era Giovanni Selis, pretore di Aosta: una bomba fece esplodere la sua auto in via Monte Vodice quando lui la avviò. Si salvò miracolosamente.
Lo ha ricordato Giancarlo Caselli, già Procuratore capo di Palermo dal 1993 al 1999, erede di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Giancarlo Caselli ha tenuto una lectio magistralis martedì scorso, 11 febbraio, all’Università della Valle d’Aosta, in via Monte Vodice ad Aosta. «Io e Giovanni Selis siamo entrati in magistratura assieme – ha ricordato Giancarlo Caselli – Dopo l’attentato, ci fu un’indagine a Saint-Vincent, fu valutato un possibile legame con la mafia, ma senza nulla di concreto. Giovanni Selis più tardi si suiciderà, scioccato e depresso dall’accaduto e dal senso di impunità che avvertiva attorno a sé».
Giancarlo Caselli ha ricordato l’amico e collega nel suo intervento sul tema “Cittadini si diventa: democrazia, lotta alle mafie e legalità”, nell’evento organizzato dall’Università della Valle d’Aosta, da Cittadinanzattiva Valle d’Aosta e da Fondazione comunitaria Valle d’Aosta con il patrocinio del Consiglio Valle.
«Era impossibile non sapere della mafia in Piemonte. – ha aggiunto Giancarlo Caselli – Perché non c’è stato almeno dibattito per una presa di coscienza collettiva? Forse per ignoranza, miopia, sottovalutazione, una sorta di distacco aristocratico del nord rispetto ai fatti che avvenivano al centro sud. Così le porte d’ingresso al nord sono rimaste spalancate e la ‘ndrangheta è arrivata per la sua capacità di ibridarsi, mimetizzarsi per non apparire come pericolo incombente dove voleva stabilirsi. Ha registrato una curva costantemente in crescita e un contrasto pressoché inesistente, grazie alla sua capacità di restare in una zona grigia in ragione della quale è difficile distinguere il bianco dal nero».
Giancarlo Caselli, con la moglie Laura Romeo sempre al suo fianco, vive sotto scorta dal 1974, ed è stato più volte bersaglio di attentati. Una vita intensa, una famiglia forte, hanno caratterizzato le azioni di un uomo che ha ricordato ancora una volta i pericoli della corruzione. «Oggi la mafia esiste – ha detto Giancarlo Caselli al folto pubblico che ha riempito tre aule dell’Università – ma il negazionismo di ieri non è del tutto scontato. Si trascura il concorso esterno in associazione mafiosa, chi partecipa senza tessera alle attività, ma costituendo spesso un punto di forza. Oggi si parla di mafia silente: si tratta di sodalizio che è all’opera senza forme eclatanti, con una intimidazione ancora più temibile che deriva dal non detto, dal sussurrato, dall’evocazione della potenza. Così si dimentica che la mafia è grave e pericolosa. La lunga storia di violenze e la capacità di azione ne ha fatto un vero e proprio sistema di potere criminale».
