AOSTA (mpl) Cesare Verlucca ha legato per sempre il suo cognome alla grande avventura della casa editrice Priuli & Verlucca, fondata nel 1971 insieme a Gherardo Priuli, sicuramente l’azienda che – da un punto di vista culturale – ha aiutato più di tutte la valorizzazione dell’identità alpina nelle sue sfaccettature e di conseguenza quella valdostana.
Nato ad Ivrea nel 1927, Cesare Verlucca è mancato domenica scorsa, dopo quasi un secolo di vita intensa, anzi di molte vite, tutte a loro volta intense, appassionanti, caratterizzate dal successo negli studi, con 2 lauree con lode all’Università di Genova dove ha trascorso la gioventù, poi l’esperienza in RAI ancora a Genova, quindi l’incontro con Adriano Olivetti che cambiò tutto, con un’assunzione che da dirigente per 20 anni lo portò nel mondo, con incarichi in Medio oriente, in Grecia, in Belgio (dove conobbe la moglie Monique) e chiaramente in Italia, per poi abbracciare 54 anni fa l’idea di creare una casa editrice, unendo la sua passione a quella di Gherardo Priuli, raffinato tecnico di stampa.
Il primo grande successo commerciale fu il libro delle ricette della Bertolini, ma l’idea alla base del progetto era la montagna in tutte le sue espressioni, quindi la Valle d’Aosta non poteva non risentire, positivamente, della nuova iniziativa editoriale.
Anzi, pur essendo piemontesi, Cesare Verlucca e Gherardo Priuli, affiancato e sostenuto dalla moglia Lidia, hanno fatto tantissimo per la nostra regione, molto di più di quanto avrebbero consigliato le strategie commerciali ed i ragionamenti finanziari.
Sono più di 1.000 i libri pubblicati da Priuli & Verlucca, ma tra questi rimangono ancora oggi fondamentali i Quaderni di cultura alpina, la rivoluzionaria collana dei 360 gradi del fotografo Attilio Boccazzi Varotto e, per la Valle d’Aosta, tra i tanti, i volumi delle mostre etnografiche, quelli dedicati a Dorino Ouvrier e Giovanni Thoux, le ricerche sui costumi popolari e sulla cucina di tradizione delle diverse zone della regione, la rivista laboratorio degli anni Novanta.
Il dottore, come chiamavano in azienda Cesare Verlucca, non amava la ribalta, ma amava profondamente il suo lavoro, quello di creare cultura, attraverso le parole e le immagini. Un editore all’antica, così come Gherardo Priuli, affascinato in primo luogo dai progetti, dalle idee che non sempre diventavano successi di vendita.
Molto legato ad Ivrea e al Canavese, alle tradizioni, a cominciare dal carnevale, aveva la dote di unire, con quel sorriso aperto, illuminato dall’ammirazione per i libri. Nel 2017 novantenne pubblicò “Una storia di carta”, la sua autobiografia, che racconta dell’ultima vita, quella da editore che lo portava dalle grandi fiere (a Torino era una presenza fissa, a girovagare curioso tra gli stand) alle tipografie, fino a stringere accordi internazionali di collaborazione.
Nel 2024 pubblicò un libro testamento di poesie, dopo avere sostenuto negli ultimi anni l’attività della Hever, la casa editrice della figlia Helena, creata dopo l’addio alla Priuli & Verlucca.
Cesare Verlucca credeva nella forza dei libri, nell’importanza di rendere la cultura più accessibile e comprensibile a tutti, con un’attenzione fortissima ai territori del Piemonte e della Valle d’Aosta e alle genti che li abitavano e che oggi ricordiamo grazie a quanto pubblicato da Priuli & Verlucca.
I funerali di Cesare Verlucca, l’Editore, sono stati celebrati nella mattinata di martedì scorso, 17 giugno, nella chiesa di San Lorenzo ad Ivrea.
