Giovedì scorso, 13 febbraio, si è riunito per la prima volta il nuovo Consiglio di amministrazione dell’Institut Valdôtain de l’Artisanat de Tradition. Nominati dalla Regione sono il presidente Bruno Domaine e la consigliera Yvonne Pellissier, rappresentanti dei produttori professionali sono Dario Coquillard e Chantal Godio e in qualità di rappresentante dei produttori non professionali vi è Claudio Anzeloni. A loro spetterà il compito di indirizzare le strategie dell’Institut per i prossimi 4 anni. All’incontro per l’insediamento del nuovo Consiglio di amministrazione erano presenti il presidente della Regione e assessore alle Finanze, Attività produttive e Artigianato Renzo Testolin e il dirigente del Dipartimento Industria, Artigianato ed Energia Enzo Viérin. Renzo Testolin ha evidenziato che «Per rilanciare il settore dell’artigianato e sostenere il ruolo dell’Ivat, quale ente che tutela la tradizione artigianale e promuove un settore produttivo, è di vitale importanza che le leggi regionali di riferimento siano adeguate ai tempi e agli obiettivi che ci poniamo».
Il presidente dell’Ivat Bruno Domaine ha sottolineato «L’importanza del ruolo dell’artigianato valdostano che costituisce un patrimonio unico frutto di una tradizione culturale, manuale e produttiva secolare che riflette le specificità del nostro territorio e l’identità di un popolo di montagna. In questo contesto l’Ivat, che da oltre 60 anni si occupa dell’importante compito della tutela dell’artigianato di tradizione della nostra regione e ne conosce la storia, crede, oggi più che mai, nella necessità di essere protagonista del futuro di questo delicato settore. Condivido l’esigenza di richiedere oggi un’attenzione particolare sull’artigianato di tradizione, una profonda riflessione sul suo significato e sulle strategie future necessarie per mantenerlo, tutelarlo e farlo crescere. L’obiettivo dell’ente sarà pertanto di guardare al futuro del settore in maniera strategica per tutelare nel mondo globale la sua unicità e riconoscibilità sia sul piano culturale che commerciale».


