Dal giornale

La Befana e il suo carbone

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Un altro traguardo per questa nostra (cioè anche di tutti quelli che la leggono) Rubrica che compie undici anni di vita, avendo visto la luce proprio nel lontano 2010. Anche durante l’anno appena terminato abbiamo trattato temi che hanno spaziato dalla nostra lunga Storia, e della sua precedente lunghissima Preistoria – solo in parte conosciute in quanto trattate nei programmi scolastici quasi limitatamente agli ultimi due o tre millenni – ai possibili incontri ravvicinati estivi con animali locali, ed ai conseguenti comportamenti che sarebbe opportuno adottare per non spaventarli. Ci siamo anche intrattenuti su una tematica di grande attualità ed importanza, quella del petrolio, risorsa sempre più ridotta e costosa da estrarre, che è allo stesso tempo sempre più elemento determinante dei giochi di potere tra super e medie Nazioni, oltre che illusione che la stessa possa non solo in un lontano futuro, ma anche molto prima garantirci il sistema economico, agro-industriale, e quindi sociale nel quale viviamo da appena qualche generazione. E, di come l’overdose di questa droga legalissima abbia già provocato varie e tante situazioni di instabilità, per non dire di pericolo, a livello planetario, visto che ormai tutto e tutti siamo interconnessi. Infine, delle conseguenti intossicazioni a livello di informazione affinché la maggior parte delle persone non capisca e non possa capire a quali rischi stiamo andando incontro, Noi e quelli che ora sono dei bambini.

Ci impegniamo a proseguire a trecentosessanta gradi nei prossimi dodici mesi nel proporre stimoli di riflessione e consapevolezza, non possedendo noi le risposte e non avendo la presunzione di averle. E, a proposito del numero magico appena citato, il dodici appunto, andiamo ora a fare conoscenza sulle origini di una figura conosciutissima, ed in realtà quasi del tutto sconosciuta, che farà la sua annuale ricomparsa tra due giorni, anzi, tra due notti: la Befana. Personaggio di origini antiche, che rivestiva un tempo molteplici ruoli, comunque legati alla Morte (dell’anno trascorso) ed alla Vita (del nuovo anno), e che appariva proprio l’ultimo dei dodici giorni (ciascuno simboleggiante uno dei dodici mesi) di quel periodo di transizione simbolica che aveva inizio con il Natale, ma che in realtà era legato alla precedente importante festa alla quale fu sovrapposto, e cioè quella del Sol Invictus, data che confermava con il rinnovato aumento, anche se solo di pochissimo, della luce giornaliera, la vittoria della stessa sul buio. Con la proibizione della pratica di qualsiasi altro culto che non fosse quello cristiano, imposta nell’anno 380 dall’Imperatore Teodosio, anche la Befana, come tutte le altre entità e divinità “pagane” precedenti, fu a rischio di essere avvolta da una reputazione diabolica.

Alla fine una sorta di compromesso religioso ne permise la sopravvivenza, mutuandola in un simbolo del dualismo tra il bene ed il male. Però, con l’incarico di portare del carbone ai bambini che non si fossero comportati correttamente. Perché mai del carbone? Diversi studiosi concordano sul fatto che anticamente alcune professioni fossero temute ed avvolte da un’aura tenebrosa, tutte legate alla trasformazione alchemica di certi elementi tramite il fuoco, come i fabbri e i carbonai. Questi ultimi poi, come gli spazzacamini di un tempo, avevano quasi sempre il visto annerito (quindi mascherato) dal quale risaltavano ancora di più i loro occhi.

Come ha evidenziato il ricercatore Massimo Centini a proposito di questi Uomini Neri, la ricorrente simbologia che, in occidente, fa del nero il colore della morte e del peccato, li ha sempre marginalizzati. E di conseguenza negativizzato, a livello simbolico, il prodotto ad essi associato: il carbone. Buona Befana a tutte e a tutti.