La città di Aosta, l’antica Augusta Prætoria Salassorum, ha compiuto ben 2.044 anni e per celebrare la ricorrenza sabato scorso, 21 dicembre, l’archeologa e funzionaria della Soprintendenza ai Beni culturali Stella Bertarione ha tenuto un’interessante conferenza alla Biblioteca regionale “Bruno Salvadori”, assieme al giovane fisico ternano Lorenzo Pizzuti dell’Osservatorio astronomico di Saint-Barthélemy a Nus, nell’ambito dell’iniziativa “Aosta, la città del solstizio d’inverno” a cura dell’Assessorato regionale dei Beni culturali e del Comune di Aosta. «E’ una grande emozione festeggiare questo momento archeologico, storico ed astronomico: – afferma l’archeologa Stella Bertarione – l’antica colonia romana è stata fondata nel 25 a.C. volutamente e significativamente orientata al solstizio d’inverno dall’imperatore Ottaviano Augusto e solamente in questi giorni, quando spunta il sole, è possibile assistere ad un perfetto allineamento tra cielo e terra. I primi raggi, sbucando dalla cresta della Becca di Nona, illuminano via Croix de Ville, l’antico cardo massimo, a testimonianza che la pianta di Aosta è in perfetta armonia e dialogo con la volta celeste: l’archeologia e l’astronomia vanno a braccetto.» I romani cominciavano a disegnare il solco primigenio partendo dal punto più elevato, che coincide con la Torre dei Balivi – l’attuale sede del Conservatorio regionale un tempo utilizzata come carcere – per poi procedere in senso antiorario, rispecchiando il moto delle stelle, poiché la città doveva essere il riflesso del cielo in Terra. Nel febbraio del 2012, durante gli scavi alla base della torre, si è notato che lo spigolo sud-est presentava un blocco di pietra diverso dagli altri circostanti, distinto da una protuberanza con una freccia soprastante: gli studi e i confronti con altri esempi di epoca romana hanno portato all’individuazione di un elemento fallico, simbolo apotropaico e di fertilità, usuale e molto diffuso nel mondo antico, e di un vomere dell’aratro, un utensile agricolo che rimanda all’aratura sacra del solco primigenio, ovvero al rito di fondazione delle città. L’archeologa valdostana aveva appena scoperto il punto esatto da cui prese avvio il tracciamento del perimetro della nuova colonia romana. «Secondo i miei calcoli, però, doveva esserci anche qualcosa nascosto dall’altra parte dello spigolo, sul lato sud, e non mi sbagliavo: – ricorda emozionata Stella Bertarione – è infatti emerso un altro blocco con un fallo sormontato da un piccolo manubrio di aratro e da una protome zoomorfa, la parte anteriore di un animale cornuto in posizione rampante, di difficile interpretazione… e qui è entrata in gioco l’astronomia.» «I nostri antenati vedevano, più o meno, il nostro stesso cielo e unendo i vari puntini, ovvero le stelle, hanno ideato le costellazioni associandole a figure fantasiose per umanizzarle e dare loro un senso. – afferma il fisico Lorenzo Pizzuti – All’epoca l’astronomia e l’astrologia erano due branche dello stesso sapere e venivano studiate per orientarsi e muoversi sulla Terra, ma anche per determinare le stagioni: se torniamo indietro nel tempo alla data di fondazione di Aosta, precisamente il 23 dicembre del 25 a.C., scopriamo che il sole si trovava nella costellazione del Capricorno.» Ecco quindi un importante indizio per l’interpretazione della figura misteriosa presente sul quel blocco di pietra: si tratta infatti di un animale mitologico ibrido, metà capra metà pesce, il capricorno per l’appunto, scelto dall’imperatore Ottaviano Augusto come suo simbolo totemico – presente anche sulle monete e sugli scudi dei legionari – che nella sua propaganda politica e sociale rappresentava la rinascita e la vittoria. «Ottaviano venne investito del titolo di Augusto il 13 gennaio del 27 a.C. che, astrologicamente parlando, rimanda al segno zodiacale del Capricorno, – osserva Stella Bertarione – inoltre, nonostante fosse nato nel mese di settembre, un tempo andava di moda l’oroscopo del concepimento e la data esatta risultava quindi essere il 23 dicembre del 64 a.C., nuovamente sotto quel segno, proprio lo stesso giorno scelto per la fondazione di Augusta Prætoria, in suo onore e sotto i migliori auspici, avvenuta al solstizio d’inverno quando il sole sorgeva nella costellazione del Capricorno… ora sì che tutto torna!» Ecco quindi svelati i significati e la forza dei simboli incisi nella pietra che per tutti questi anni la Torre dei Balivi ha celato e protetto nelle sue fondamenta.
Durante la mattinata di domenica 22, la Banda musicale di Aosta ha poi condotto – assieme al gruppo folkloristico La Clicca de Saint-Martin-de-Corléans – un numeroso gruppo di persone in via Croix de Ville in attesa del fenomeno naturale che purtroppo non si è potuto osservare per il cattivo tempo: i partecipanti non si sono però persi d’animo e, guidati dalle parole dell’archeologa Stella Bertarione e del presidente dell’Associazione Ricerche e Studi di Archeoastronomia Valdostana Guido Cossard, con lo sguardo rivolto alla Becca di Nona e il cellulare in mano, si sono connessi a Youtube per visualizzare il filmato dell’allineamento solare del 2013 per godersi virtualmente lo spettacolo. Le visite guidate del pomeriggio lungo il solco primigenio hanno concluso la due giorni di appuntamenti dedicati al compleanno della città che, nonostante la pioggia, hanno riscosso un notevole e meritato successo.

