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«Mi sono spogliata in un bar per protestare contro la piaga della violenza sulle donne»

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«L’ho fatto e lo rifarei senz’altro». Ad affermarlo è Jeanne Bellot, 33 anni, di Aosta, la ragazza che venerdì 30 agosto, con l’intento di lanciare un messaggio contro la violenza sulle donne, si è denudata il seno nel dehors dell’EnoBar Romae di via Aubert di Aosta tra lo stupore generale. Ora ride, seduta ad un tavolino proprio del locale che l’ha vista protagonista dell’inedita esibizione e racconta, quasi distaccata, come sono andate le cose, perchè è giunta alla decisione di quel gesto. «Avevo già pensato in altri momenti di creare un tipo di performance per scuotere il pubblico a cui mi sarei mostrata. – confessa la donna – Non avevo però scelto né il momento né il luogo ma quella sera, forse a causa di alcune notti di insonnia ho avuto la spinta a farlo». Ma aveva calcolato che quel gesto avrebbe creato scalpore? «Certo che lo avevo messo in conto – risponde Jeanne Bellot – dato che era proprio il mio intento, in quanto volevo lanciare un messaggio contro la violenza che tutti i giorni viene perpetrata sulle donne, quindi perché scandalizzarci di fronte a un seno nudo e non davanti ad una donna che subisce violenza? Sì, ci dispiace ma tutto finisce sempre lì, visto non c’è una reazione nell’affrontare il problema». Una provocazione che affonda le radici nel passato di Jeanne Bellot, qualcosa che si porta dentro fin dall’infanzia a causa di un disagio vissuto in famiglia tra i suoi genitori e che lei ha cercato di metabolizzare, in parte riuscendoci e in parte no «Perchè nel frattempo stavo lavorando su me stessa, quindi aspettavo il momento giusto per farlo». E un primo passo per liberarsi dal fardello di quel passato troppo pesante e difficile da dimenticare è stata la scrittura di un libro dal titolo forte, “Fancuore’s Road, viaggio di una Bordergirl” – al momento in attesa di stampa-, dove Jeanne Bellot si è raccontata nel bene e nel male, chiedendo al lettore nella prefazione di viaggiare con lei «Senza giudizi né aspettative, poiché questo libro – scrive testualmente – segue un’evoluzione ma non ha schema… non è una biografia né una ricerca… è vita». «Sì, in questo libro mi sono totalmente aperta con il desiderio di riuscire a dare un po’ di quell’amore che io faticosamente ho sempre cercato. Spero di esserci riuscita». Ritornando a quella fatidica sera, cosa si ricorda? «Che ero seduta nel dehors con delle amiche conosciute la mattina stessa alle Terme di Pré-Saint-Didier. – risponde Jeanne Bellot – Era una serata come tante altre. Ricordo che una volta recatami in toilette, mi sono tolta d’impulso la maglietta e mi sono lanciata nella mia avventura. Non ho provato imbarazzo a mostrarmi a seno nudo, ho detto che lo facevo per la causa che ho descritto e quello che mi è rimasto impresso è lo stupore dei presenti». Quindi, con una risata, aggiunge che «Poi mi sono allontanata tranquillamente verso piazza della Repubblica, sperando che le persone potessero riflettere sul messaggio ricevuto». Ha tratto ispirazione per questo gesto dalla ragazza di Donnas che aveva camminato nuda per strada a Bologn? «No, assolutamente no, anzi, mi fa sorridere e piacere che abbia fatto questo esperimento sociale ma non mi ha influenzato per niente». E le Femen, invece? «Io amo la cultura russa tanto che ne ho studiato pure la lingua. Direttamente non mi hanno influenzato… indirettamente forse si». Una performance “sopra le righe” che ha lasciato degli strascichi legali? «No, per il momento non ho avuto nessun problema». Quali sono i progetti per il futuro? «Fondare un’associazione contro la violenza sulle donne in cui porterò tutto il mio bagaglio di vita, dove attraverso seminari le donne possano aprirsi, sperimentarsi».