Il progetto “LaCAMERADiORFEO” si conclude oggi, sabato 7 novembre, con la pubblicazione dell’esito artistico, a partire dalle 14, sulla piattaforma digitale framedivision.com.
“LaCAMERADiORFEO” – da un’idea di Alessio Zemoz, Alexine Dayné e Cristina Gugnali con il tutor integrativo Paola Zaramella e in collaborazione con la Cittadella dei Giovani di Aosta -, nella sua declinazione permanente e in residenza, «Ha l’obiettivo di attivare una modalità di azione educativa e culturale assieme, innovativa e sperimentale – spiegano gli organizzatori – per rispondere all’esigenza di alimentare nei giovani condizioni di benessere, di crescita armoniosa e di auto realizzazione di sé attraverso i linguaggi della contemporaneità. Il tema dell’edizione 2020 è l’essere naturale. L’essere naturale come pretesto: l’osservazione dell’insieme dei principi che ci determinano, come e quando siamo esseri naturali, in quale misura essere naturali significa essere autentici, essere se stessi, dove nasce quel principio vivo e operante, quella forza generatrice, che è la natura, quali e quante inclinazioni, talenti, forme, aspetti, virtù e doti ci permettono di crescere nella e con la natura».
“LaCAMERADiORFEO” ha proposto una settimana di residenza dedicata al cinema e alle arti visive, una settimana di residenza dedicata al cinema e alle arti performative nonché un percorso di tipo permanente dedicato ai giovanissimi all’interno del Convitto regionale “Federico Chabod”. «Orfeo, che dell’arte incarna i valori eterni, scese nell’Ade per riportare a casa la sua amata Euridice. – ricordano i promotori del progetto – Ciò gli fu concesso a patto che egli non si voltasse mai a guardare la sua amata prima che fossero usciti. Egli non seppe resistere e poco prima della libertà si voltò e la guardò condannandola per l’eternità. Questo mito ci ricorda che fermarci a guardare chi siamo è un atto necessario per lo sviluppo della persona. Fermarci a guardare noi stessi, ciò che siamo e ciò che amiamo, genera conseguenze che portano alla crescita e a nuove forme di consapevolezza. In questo senso, il cinema, la fotografia e le arti performative sono strumenti imprescindibili grazie ai quali fermarsi e guardare. Costi quello che costi».

