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Si è spento don Benito Strizzolo, insegnante e parroco di Chamois con la passione per la montagna

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Si è spento nella notte tra martedì e mercoledì scorsi, 23 e 24 aprile, all’Ospedale Beauregard di Aosta, dove era ricoverato, il salesiano don Benito Strizzolo, per tanti anni parroco di Chamois.

Era nato a Bicinicco, in provincia di Udine, il 23 febbraio del 1924 in una famiglia contadina numerosa, con ben sette fratelli. A diciassette anni iniziò gli studi dai Salesiani di Avigliana, nel Torinese, e decise di entrare nel noviziato a Morzano di Roppolo, vicino a Biella; a trent’anni è diventato Salesiano per sempre e nel 1953 sacerdote.

L’obbedienza salesiana lo ha destinato in varie opere come insegnante di lettere: Valdocco, Chieri, Lanzo, Torino. Dal 1974 al 1977 si è trovato a Fossano con l’incarico di direttore dell’opera a cui segue un triennio nella casa salesiana di Peveragno; poi, dal 1980, la sua vita è stata in Valle d’Aosta, a Châtillon, dove si è fatto apprezzare come insegnante attento e preparato. Schiere di giovani valdostani dell’Istituto professionale sono cresciuti all’ombra della sua lunga talare nera diventando buoni cristiani e onesti cittadini. Vero figlio di Don Bosco, nel momento dell’assistenza in cortile sembrava non poter controllare tutti i ragazzi che giocavano e correvano ma immancabilmente il discolo della situazione veniva dopo un attimo ripreso con un cenno della sua mano per ricevere un’edificante parolina all’orecchio.

Già dal 1981, monsignor Ovidio Lari, in accordo con i suoi superiori, gli affidò la parrocchia di Chamois, che resse come parroco disponibile ed affabile fino al 2015. Tutti conoscevano la sua grande passione per le montagne: volentieri raccontava le sue imprese e andava orgoglioso di aver scalato tutte le cime più importanti della nostra regione.

La sua passione per la natura era pari al suo amore per la “gente di montagna”. I suoi parrocchiani lo hanno potuto apprezzare per la semplicità, la cordialità e l’attenzione alle loro gioie e alle loro sofferenze. Ha saputo coltivare rapporti personali duraturi e profondi. Ha lasciato l’incarico di parroco per sopraggiunti limiti di età e non certo per mancanza di zelo apostolico. In seguito ha continuato a seguire “da lontano” con lo stesso affetto i suoi parrocchiani chiedendo notizie su di loro, andandoli a trovare nei momenti di sofferenza e malattia in ospedale o in casa di riposo.

Ha trascorso gli ultimi anni della sua vita nella serenità e nella mitezza, dimostrando una gran voglia di vivere e lottando sempre di fronte agli inconvenienti della vecchiaia. Ultimamente la sua situazione di salute ha richiesto il ricovero al Priorato di Saint-Pierre per un’assistenza più continuativa.

I funerali sono stati celebrati nella chiesa parrocchiale di Châtillon ieri, venerdì 26 aprile, alle 15.