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Stagione dello sci, adesso l’obiettivo è partire a Natale Linee guida: l’ipotesi di un “tetto” agli skipass vendibili

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Resta un’incognita l’apertura della stagione sciistica. Il tempo stringe, il protocollo per l’utilizzo in sicurezza degli impianti di risalita è ancora in fase di discussione tra la Conferenza delle Regioni e il Comitato Tecnico Scientifico. E’ slittata a lunedì prossimo, 23 novembre, la seduta della Conferenza delle Regioni inizialmente in calendario ieri, venerdì 20: tra i punti all’ordine del giorno vi era proprio la discussione della «Proposta di linee guida per l’utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte degli sciatori amatoriali».

Tra le misure ipotizzate nella bozza in circolazione in questi giorni una riguarda una sorta di «numero chiuso» sulle piste. «Quale misura preliminare, è necessario limitare il numero massimo di presenze giornaliere mediante l’introduzione di un tetto massimo di skipass giornalieri vendibili, determinato in base alle caratteristiche della stazione/area/comprensorio sciistico, con criteri omogenei per Regione o Provincia Autonoma o comprensorio sciistico da definire successivamente, sentiti anche i rappresentanti di categoria, concordati con i Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende Sanitarie Locali competenti per territorio». Il documento sarà portato in Conferenza delle Regioni lunedì per essere poi sottoposto al Governo e al Cts.

La parti coinvolte in questo percorso danno ormai per scontato che salterà il tradizionale appuntamento con l’Immacolata, l’8 dicembre, la data che ha sempre segnato l’avvio della stagione turistica invernale con l’arrivo degli sciatori sulle piste. E’ quanto è emerso ancora ieri, venerdì 20 novembre, dal confronto in videoconferenza tra gli assessori regionali Luigi Bertschy (con la delega agli impianti a fune) e Luciano Caveri (Società partecipate), Finaosta e i rappresentanti delle società di gestione dei comprensori sciistici. Una sorta di «gabinetto di crisi» per affrontare una situazione che coinvolge una fetta importante dell’economia valdostana: la stagione invernale, con tutto l’indotto, vale il 25 per cento del Pil regionale.

Il problema è che da ieri, venerdì 20, con la nuova ordinanza del ministro Speranza la Valle d’Aosta è zona rossa fino al 3 dicembre. E anche se migliorasse la situazione (zona arancione?), restando vietati gli spostamenti fra regioni la mancanza del flusso turistico rende inimmaginabile la messa in funzione degli impianti solo per i valdostani.

«Ora l’obiettivo e riuscire ad aprire per Natale» ammette senza mezzi termini Luciano Caveri. «Nel frattempo lavoriamo con il senatore Albert Lanièce per far capire a Roma che a questo punto il settore necessita di sostegni finanziari, ristori importanti. Su questo torneremo a confrontarci la settimana prossima anche con Finaosta».

«Lunedì prossimo, 23 novembre, incontrerò i rappresentanti delle altre Regioni alpine per arrivare a definire il protocollo che può consentire l’apertura in sicurezza degli impianti di risalita. – segnala l’assessore regionale Luigi Bertschy – Dovremo quindi fissare una data definitiva dell’apertura. Certo, l’Immacolata ormai mi sembra da escludere…

Altro tema che sarà all’ordine del giorno nel prossimo incontro, sempre lunedì, con le società: come e quando procedere all’innevamento artificiale? Tutto ciò senza dimenticare l’assunzione del personale». L’innevamento artificiale ha un costo di circa 15mila euro per ettaro. «E poi bisogna ipotizzare degli scenari sui ristori economici: di questo parleremo con Finaosta. Infine sul versante romano è necessario far passare il messaggio che la montagna ora ha bisogno di ristori importanti».