Analista politico, l’aostana Isabella Sala
è l’autrice di questa rubrica
L’inflazione, le risorse all’Ucraina, il rimborso dei fondi del next generation e il riarmo: prima o poi sarebbe dovuta venire a galla la conseguenza di queste nuove eccezionali spese. E la punta dell’iceberg sta cominciando a vedersi. Se un paese già fortemente in crisi economica decide di destinare fondi a spese mai previste prima, in un momento economico politico instabile in cui tra l’altro sta crescendo l’inflazione, è ovvio che i soldi li dovrà togliere da qualche parte. Non ci sono alternative.
L’agricoltura in Italia non rappresenta solo un presidio territoriale storico, è anche una risposta concreta al cambiamento climatico, oltre che un settore importante per l’economia di molte zone, altrimenti completamente abbandonate. Eppure in Europa si sta agendo in modo contrario al resto del mondo. La proposta europea non è diretta, si parla infatti di accorpamento in un unico fondo delle risorse per lo sviluppo rurale. Cosa significa? Accorpare pagamenti diretti e risorse rurali sotto un solo cappello, rifinanziato e che quindi vanta una cifra più grande, in realtà nasconde un taglio, anche corposo, a ciò che spetterà all’agricoltura.
I numeri sono chiari, al di là dei nomi (Pac: politica agricola comune). Viene fuori, a ben calcolare, che in totale, i fondi per gli agricoltori e i pescatori verrano tagliati di 93 miliardi. Unire i fondi diversi ha reso meno evidente il taglio, ma a conti fatti è così, per tutti, Italia e Valle d’Aosta comprese. Chi ne soffrirà? Le imprese agricole locali più piccole, come quelle valdostane, meno capaci di sopportare un forte stress economico.
In Valle infatti si è già persa metà della superficie agricola coltivata negli ultimi anni; risorse come la viticoltura e l’allevamento sono la nostra storia, rappresentano la tutela di un territorio e anche del consumatore, senza tralasciare l’eco sostenibilità di queste scelte. Per noi, come per una parte dell’Italia, l’agricoltura non rappresenta l’ultimo anello di una catena, ma uno dei più principali.
Ora, il quadro finanziario pluriennale 2028-2034 dell’Unione europea – così come proposto dalla Commissione Ue – prevede che alla Pac vadano 300 miliardi di euro, tanti soldi ma che di fatto portano un taglio di più di 90 miliardi, senza tener conti poi dell ‘inflazione alle aree rurali. In più sono in arrivo anche dazi e forti cambiamenti climatici, che stresseranno ancora di più il settore. Insomma dove noi tagliamo gli altri investono: Russia, Cina, India e paesi Arabi (ma anche Africa) stanno aiutando l’agroalimentare, al punto che l’India saluta come risultato straordinario il raggiungimento dell’autosufficienza alimentare e il regno Saudita lo ha come obiettivo per il 2030.
Il cibo è una risorsa, dicevamo di averlo capito durante il Covid…