Analista politico, l’aostana Isabella Sala
è l’autrice di questa rubrica.
Dal 28 giugno 2025, la nuova normativa europea impone standard obbligatori per aziende pubbliche e private, rendendo l’accessibilità dei siti non solo un dovere etico, ma anche un requisito legale. In Italia, l’accessibilità digitale non è un tema nuovo per la Pubblica Amministrazione. Fin dal 2004 infatti con la Legge Stanca, i siti relativi sono tenuti a rispettare standard specifici per garantire la fruizione dei contenuti anche da parte di utenti con disabilità. Con il recepimento della Direttiva Europea 2016/2102, questi obblighi sono stati rafforzati, prevedendo verifiche annuali, dichiarazioni di accessibilità e meccanismi di controllo.
Il quadro normativo è oggi molto chiaro per scuole, Comuni, ospedali, università, aziende sanitarie e qualsiasi ente pubblico: non essere accessibili è una violazione diretta della legge.
Quando si parla di accessibilità digitale, si fa riferimento alla capacità di un sito internet di essere fruibile da chiunque, indipendentemente da eventuali disabilità o limitazioni fisiche, cognitive o sensoriali. Non si tratta solo di rendere visibili i contenuti, quanto di assicurarsi che ogni utente possa navigare, comprendere, interagire e contribuire in modo pieno ed efficace.
Uno degli errori più frequenti è associare l’accessibilità solo a situazioni di disabilità. In realtà, rendere un sito accessibile migliora l’esperienza per ogni utente. Pensiamo a chi naviga da un telefono cellulare sotto il sole, a chi ha una connessione lenta, a chi utilizza dispositivi vecchi o semplicemente a chi ha difficoltà temporanee (come una frattura a una mano che impedisce l’uso del mouse).
Questa visione è pienamente condivisa dalla nuova normativa, che non impone solo il rispetto di parametri tecnici, ma richiede una progettazione consapevole, centrata sull’utente. Per questo motivo sono state pubblicate anche delle specifiche linee guida, pure in Italia stabilite da AGID, l’Agenzia per l’Italia Digitale, che recepiscono le direttive europee e forniscono indicazioni pratiche per l’implementazione.
Ora che abbiamo chiarito che si tratti non solo di un obbligo di legge, come anche di una normativa chiara di uguaglianza e di senso civico, passiamo all’indovinello dell’estate: su quale sito mi sono trovata a navigare sotto il sole semplicemente con il cellulare, senza riuscire nemmeno a leggere dove fosse la pagina che cercavo, figuriamoci a cliccare un link?
Il sito amatoriale della mia associazione scacchistica;
Il sito di un teatro che vende i biglietti per la prossima stagione;
Il sito ufficiale, istituzionale, della Regione Autonoma Valle d’Aosta;
(Due di questi sono perfettamente in linea con le regole AGID…)
Vi lascio con il fiato sospeso…