VALTOURNENCHE (mpl) Il primo ad accorgersene fu Laurent Ottoz, che il 22 agosto del 1938 presentò a nome della “Lorenzo Ottoz & Figlio” di Aosta la richiesta della registrazione (poi accordatagli a dicembre) del marchio “Cervinia”, con la scritta allegata “Il liquore della montagna. Tutto l’aroma della conca del Breuil”.
Il nome Cervinia era all’epoca sicuramente meno famoso di quello del Cervino ed infatti i nuovi impianti erano stati realizzati dalla Società Anonima Cervino, ma quel “Cervinia”, che aveva assonanza con la contemporanea “Sportinia” a Sauze d’Oulx, non avrebbe messo molto ad imporsi in un paese come l’Italia, che spingeva molto per le pratiche di avvicinamento alla montagna, che fosse l’alpinismo o lo sci. La nuova strada che saliva al Breuil permise l’affermazione di una stazione sciistica all’avanguardia, simbolo del genio costruttivo italiano, con l’arrivo a Pian Rosà, come diventò Plateau Rosa, dove pure la Milizia trovava modo di esibirsi nel suo distaccamento della Centuria Cacciatori Confinari, con sede a Plan Maison.
L’abbinamento con il freddo del contesto naturale fu poi associato al marchio della Società Anonima Frigoriferi Cervinia di Milano e, sempre sul finire degli anni Trenta, la “Lorenzo Ottoz & Figlio” adottò un’ampia e riuscita campagna di promozione nazionale per il suo liquore “Cervinia”, coinvolgendo un grande disegnatore come Luigi Paradisi, detto Lupa, nella realizzazione di manifesti e locandine oggi molto ricercati dai collezionisti.
La riuscita commerciale del liquore “Cervinia” è confermata dal fatto che nel 1948, il 21 dicembre, alla scadenza dei dieci anni del primo marchio, la Ottoz depositò una nuova richiesta e “Cervinia” fu nuovamente registrato a suo favore il 25 novembre 1949, sempre nella categoria liquori.
In quegli anni altri imprenditori audaci, come i fratelli Sarteur, guardarono al nome Cervinia e fu così che nacque la “Fontina Cervinia”, con un mercato nazionale che determinò pure l’ingresso in commercio della “Fonduta Cervinia”, altro prodotto molto apprezzato per l’attività della famiglia Sarteur, anch’essa impegnata nella promozione con l’ausilio di affermati disegnatori e prima in Valle d’Aosta a proporre giochi in regalo per i bambini, oltre a opuscoli didattici per le scuole, sempre firmati Cervinia.
A fianco a liquori, frigoriferi, fontina e fonduta, due ditte di Torino – “La Torinese” e la “Fratelli Savarino” – ebbero l’idea di creare un marchio di bibite. Così, il 15 marzo 1950 depositarono la loro richiesta per la classe “bibite gassate” ed ottennero il loro marchio/brevetto il 18 novembre 1950. La produzione della “Prodotti Cervinia Torino” ebbe un ampio spettro, cominciando con l’aranciata fino alla spuma, passando per cedrata e chinotto, con i bicchieri che riportavano la stilizzata sagoma del Cervino.
Nei giorni scorsi, in un vecchio bar/alimentari della cintura di Aosta è comparsa, miracolosamente conservata, una splendida insegna dei “Prodotti Cervinia”, a testimonianza della diffusione sul territorio valdostano del marchio, anche se l’azienda torinese aveva un’ampia rete di distribuzione in tutto il nord-ovest dell’Italia. Anche la “Prodotti Cervinia” investì molto nella pubblicità e nella grafica pubblicitaria, tanto da portare nell’immaginario collettivo il nome e il sapore dell’aranciata Cervinia, il suo prodotto di punta.
Oggi di queste iniziative imprenditoriali basate sulla registrazione del marchio “Cervinia” non rimane più nulla se non nelle collezioni di tanti appassionati, però questo breve ed incompleto excursus può aiutare a capire come già in passato parecchi uomini d’affari legarono le loro aziende a un nome, Cervinia appunto, ritenuto commercialmente vincente, esattamente come è avvenuto nei mesi scorsi.

