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Strada di Blavy, il Sindaco di Saint-Christophe: “Limiti strutturali con i quali bisogna convivere”

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SAINT-CHRISTOPHE (qdn) «La strada ha i suoi limiti strutturali con i quali bisogna convivere e non è certo l’unico esempio in Valle d’Aosta». Lo scrive il sindaco di Saint-Christophe Paolo Cheney in una nota che segue la discussione in Consiglio Valle di un’interpellanza presentata da Diego Lucianaz che riguardava proprio la chiusura della strada durante la stagione invernale, con relativi disagi per i residenti. Il villaggio di Blavy si trova sul territorio di Roisan ma la strada sale da Saint-Christophe e si trova sotto la responsabilità di quest’ultimo Comune. «Il villaggio, una volta mayen, di Blavy non è nel territorio comunale di Saint-Christophe. L’ultimo villaggio, una volta mayen, sul territorio di Saint-Christophe e sulla direttrice stradale interessata è Parleaz. – precisa Paolo Cheney – La strada ora comunale che collega i 2 Mayen con il fondovalle, costruita negli anni Cinquanta-Sessanta, non è stata realizzata dal Comune ma da consorzi privati per accedere agli agglomerati per i lavori agricoli stagionali: solo successivamente in accordo tra le parti è stata assunta alle competenze comunali. Il tratto incriminato per eccellenza si presenta in discesa prima del villaggio di Parleaz, a mezza costa sul versante roccioso boschivo a forte pendenza con tratti instabili di parecchi canaloni a monte che frequentemente nel periodo invernale, essendo soggetti a fenomeni non controllabili di gelo e disgelo, provocano scivolate a valle sulla carreggiata di materiale solido: pietre, neve e ghiaccio. A valle della strada il versante precipita per una lunghezza di oltre 300 metri lineari sul torrente definito di Parleaz e omonima “comba”, con uno strapiombo praticamente verticale di un’altezza oltre i 100 metri».

«Insomma , – prosegue il Sindaco di Saint-Christophe – una classica strada di montagna realizzata per la stagionalità agricola, molto ristretta, in ombra nel bosco, che pone una forte criticità di sicurezza nel periodo invernale per la sua transitabilità e per il suo mantenimento tecnico a norma del codice della strada. Tutte oggettività che da memoria personale almeno quarantennale hanno sempre motivato i vari Sindaci di Saint-Christophe, ai fini esclusivi della sicurezza, a chiudere il transito dalle prime nevicate fino ai disgeli della primavera, di solito entro il mese di marzo, quando peraltro iniziano i primi lavori agricoli e i consorzi organizzano le ancestrali corvées per il mantenimento del territorio. La chiusura è stata sempre molto condizionata d all’andamento climatico per cui in inverni con precipitazioni particolari che permettevano ai nostri operatori di intervenire in sicurezza con i mezzi antineve, l’ordinanz a veniva sospesa, come inoltre l’ordinanza specifica ha sempre previsto delle motivate deroghe al divieto della transitabilità ma sempre nella garanzia della sicurezza».

«E’ da aggiungere – scrive ancora Paolo Cheney – che la strada Veynes-Parleaz è stata più volte, anche recentemente, interessata da interventi di miglioramenti strutturali sulla sicurezza effettuate dal Comune attraverso le opportunità delle forme legislative previste dalla Regione; evidentemente l’opera non è conclusa. La situazione e le decisioni da prendere non sono semplici. Personalmente ho il massimo rispetto per ogni ruolo di chi si impegna al servizio della comunità, ma in questo caso specifico tirare in ballo il Cpel/Celva o il Presidente della Regione non ha nessuna pratica pertinenza immediata in quanto le decisioni e conseguenti atti in merito alla sicurezza del territorio e dei cittadini è risaputo che sono materia esclusiva del Sindaco che ne risponde in proprio e che agisce ponderando e analizzando con i propri collaboratori le necessarie misure ed interventi da prendere». «Personalmente non pongo limiti alla risoluzioni dei problemi. – conclude Paolo Cheney – Le Amministrazioni comunali hanno tutte le possibili iniziative consolidate da una legislazione regionale importante in favore degli Enti locali, il tutto nella semplicità pratica che contraddistingue i Sindaci nel prendere le decisioni in base alle necessità, alle opportunità, all’utilità, alle possibilità tecniche, agli accordi tra le parti e non ultimo alle necessità finanziarie».