AOSTA (den) Da giovedì a lunedì scorsi, 2 e 6 ottobre, 55 persone – quasi tutti parrocchiani di Maria Immacolata ad Aosta – sono stati in pellegrinaggio a Roma per il Giubileo dei migranti e dei missionari, tra cui i padri oblatti di Maria Immacolata sparsi nel mondo. I 55 pellegrini, accompagnati dagli assistenti spirituali padre Marcello Sgarbossa, rettore della comunità degli oblatti e dal parroco padre Gregorio Glabas, hanno vissuto momenti di preghiera e di ringraziamento per la partecipazione al Giubileo. Ogni mattina il pullman partiva dall’Istituto sant’Anselmo a Sassone di Ciampino, immerso nel verde di un parco, per visitare a Roma le 4 basiliche giubilari e passare per la loro porta santa. La prima è stata Santa Maria Maggiore, Salus populi romani, fatta costruire da papa Liberio, sul colle Esquilino, dopo il miracolo della neve caduta il 5 agosto 362 d.C. Momenti di commozione hanno provato i pellegrini davanti alla tomba di papa Francesco. Alla base della lapide il nome Franciscus e alla sommità la riproduzione della croce pettorale indossata dal Papa argentino, che raffigura il Buon Pastore. I frequenti spostamenti in città hanno portato una nota piacevole e distensiva, permettendo di ammirare le ricchezze artistiche di cui è ricca Roma.
Nella giornata di sabato 4 ottobre, memoria liturgica di san Francesco, la visita alle basiliche papali è proseguita a san Giovanni in Laterano, la chiesa madre della diocesi di Roma e la più antica d’occidente. In quella basilica colpiscono, soprattutto, le gigantesche statue dei dodici apostoli. Prima della sosta per il pranzo nella casa generalizia dei padri oblatti di Maria Immacolata, c’è stata la visita al Colosseo, che dopo quasi 2mila anni è un testimone vivente del martirio di molti cristiani. E nel pomeriggio dello stesso giorno è stata la volta della basilica di san Paolo fuori le mura, dove si trova la tomba dell’Apostolo delle Genti, san Paolo. Alle 16 i pellegrini aostani hanno partecipato alla Messa celebrata dal generale degli oblatti di Maria Immacolata, padre Luis Ignacio Rois Alonso, che nell’omelia ha ricordato l’impegno di conversione che comporta la partecipazione al Giubileo.
E domenica 5 ottobre i pellegrini aostani hanno partecipato al momento più importante del pellegrinaggio, per la Messa presieduta da papa Leone XIV in piazza san Pietro gremita di fedeli. Qualche spruzzo di pioggia ha mitigato il caldo della giornata romana, con il Papa che nell’omelia ha sottolineato “l’occasione di ravvivare in ciascuno la coscienza della vocazione missionaria, che nasce dalla necessità di portare a tutti la gioia e la consolazione del vangelo, specialmente a coloro che vivono una storia difficile e ferita, pensando soprattutto ai fratelli migranti che hanno dovuto abbandonare la loro terra, spesso lasciando i loro cari, attraversando le notti della paura e della solitudine.
Siamo qui perché attraverso la tomba dell’apostolo Pietro diciamo che tutta la Chiesa è missionaria e, come diceva papa Francesco, che esce per portare a tutti il vangelo, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugi senza repulsioni senza paura. Lo spirito di Cristo ci manda ad operare nelle periferie del mondo, segnate a volte dalla guerra, dalla sofferenza e dall’ingiustizia. Come diceva Paolo VI, a noi spetta il compito di testimoniare il vangelo in questo straordinario tempo della vita umana”. E lunedì scorso 6 ottobre, al termine del loro Giubileo, mentre il pullman riprendeva la strada verso casa, i pellegrini aostani hanno sentito nel cuore il desiderio di dire Arrivederci Roma!
Ernesto Desandré


