AOSTA (fci) «La proclamazione di altri scioperi e di forme ulteriori di conflitto decisi dai sindacati metalmeccanici, costituiscono un grave danno. L’Istat ci ha detto questa settimana che la produzione industriale cala da 25 mesi, deve prevalere il senso di responsabilità ». E’ questo l’auspicio di Francesco Turcato, presidente di Confindustria Valle d’Aosta. Quasi ogni mattina varca lo storico cancello della Cogne per raggiungere gli uffici della Gmi, che si occupa di alcune delle più delicate manutenzioni nell’impianto industriale più importante della nostra regione. «Ci occupiamo della manutenzione di forni, siviere, placche e in particolare della demolizione ed il rifacimento delle parti refrattarie, che sono quelle che resistono alle temperature più alte. Il settore metallurgico è stato il primo ad essere colpito dai dazi americani sull’acciaio, non è un caso, qui batte il cuore anche dell’economia moderna. Eppure, adesso rischiamo la paralisi perché non si riesce a trattare sul contratto nazionale di lavoro» aggiunge.
Sul tavolo ci sono la piattaforma dei sindacati, e la proposta di Federmeccanica e Assistal. Da novembre il confronto è fermo, e venerdì 28 marzo scorso in tutta Italia si è scioperato. Secondo i dati forniti da Federmeccanica l’astensione ha coinvolto il 19,6 per cento del personale occupato, con un picco del 29,6 per cento nella categoria operai e un minimo del 5,5 per cento in quella impiegati e quadri. Il campione utilizzato è stato di 3.000 imprese distribuite in 64 Province, che impiegano oltre 191mila addetti, pari ad oltre il 10 per cento dell’intera forza del Settore, coinvolgendo circa il 70 per cento delle Associazioni Territoriali.
«In Valle d’Aosta grosso modo sono 4.500 i metalmeccanici comprendendo sia le aziende della categoria metalmeccanica, che altre industrie manifatturiere e alcune dell’Ict che adottano il contratto nazionale. Un settore importante per il nostro territorio, e conseguentemente per Confindustria Valle d’Aosta» spiega Francesco Turcato, che analizzando lo stallo nella trattativa parte dai dati di Federmeccanica e Assistal, secondo cui dal 2008 al 2024 le retribuzioni nella metalmeccanica sono cresciute più dell’inflazione, il 45 per cento contro il 31 per cento, determinando un incremento delle retribuzioni reali di circa il 10 per cento. Nello stesso periodo quindi il costo del lavoro è cresciuto del 43,5 per cento e la produttività del 4,4 per cento, pertanto il costo del lavoro per unità di prodotto (CLUP) evidenzia un incremento del 37,5 per cento.
«Premesso il rispetto del diritto di sciopero esercitato da coloro che hanno deciso di aderire – ancora Francesco Turcato – la nostra proposta continua quanto condiviso per i rinnovi del 2016 e 2021 su vari punti: salute e sicurezza sul lavoro, welfare aziendale e previdenza complementare, contrattazione e formazione ».
Il nodo sono le retribuzioni, che secondo i sindacati metalmeccanici non hanno recuperato il potere d’acquisto. «Ma sulla base dei dati Istat, risulta che in un anno le retribuzioni contrattuali nella met almeccanica/meccatronica sono cresciute del 6,5 per cento rispetto al 5,4 per cento registrato per l’Industria in senso stretto» spiega Francesco Turcato.
«Il nuovo contratto deve essere caratterizzato da una piena convergenza tra sostenibilità e competitività. Siamo sempre stati e siamo tutt’ora pronti a confrontarci con il sindacato su queste basi. La proclamazione di altri scioperi e di forme ulteriori di conflitto, costituiscono un grave danno per tutti» conclude il presidente di Confindustria Valle d’Aosta.
Cristiano Florio
