AOSTA (fci) Due mesi, neanche. La riforma della legge elettorale deve arrivare in Consiglio Valle per l’approvazione entro la fine di febbraio, altrimenti – a causa dei tempi tecnici necessari alla nuova normativa per essere applicabile – il 28 settembre, alle elezioni regionali, si andrà a votare ancora con la preferenza unica, con il sistema attuale.
E’ iniziata quindi una vera e propria corsa contro il tempo: la modifica della legge elettorale torna a prendere quota e non a caso visto che la preferenza unica non la vuole nessuno, anche perché non garantisce il rispetto del principio della parità di genere nel l’espressione di voto da parte dell’elettore.
Lunedì scorso, 13 gennaio, i 19 consiglieri della maggioranza hanno rotto gli indugi, trovandosi d’accordo (tutti, e non era scontato) a riaprire la partita. Non una grande riforma ma un intervento mirato, solo sulle preferenze. Obiettivo 3 preferenze con una di genere, per intenderci lo stesso sistema in vigore per le elezioni comunali.
E poi l’election day: il 28 settembre si dovrà andare alle urne non solo per il rinnovo del Consiglio Valle, ma anche per quello dei consigli comunali. Per realizzare le modifiche si deve riaprire la discussione nella prima commissione Istituzioni e autonomia del Consiglio regionale, guidata dall’ex presidente della Regione Erik Lavevaz, unionista.
Solo qui può nascere un nuovo testo di sintesi tra le varie proposte esistenti o un emendamento a una delle singole normative depositate. La commissione è già convocata per lunedì e giovedì prossimi, 20 e 23 gennaio, su questioni riguardanti le norme di attuazione dello Statuto speciale, con l’audizione della componente regionale della Commissione Paritetica, per l’iter dello schema di norma di attuazione sull’idroelettrico e sull’Istituto musicale.
Non è escluso però che sul tavolo finisca anche l’argomento legge elettorale. Obiettivo della maggioranza adesso è trovare voti da aggiungere ai suoi 19: raggiungere i 24 necessari (i famosi “due terzi”) per evitare il referendum confermativo e ottenere l’auspicata condivisione per cambiare le regole. Chiusa la porta del centrodestra, allora bisogna «stanare» Rassemblement Valdôtain. Si guarda anche a sinistra, in particolare a Erika Guichardaz: «Ma devono essere 3 preferenze con l’alternanza, altrimenti finisce che si votano solo i 2 uomini – afferma proprio Erika Guichardaz – E allora possiamo valutare la proposta. Attenzione, non decido da sola, devo naturalmente confrontarmi con il mio partito, Vda Aperta, che alle prossime regionali correrà con Adu e Cinque stelle», con questo «smarcandosi» in un certo senso da Chiara Minelli e Progetto Civico Progressista. «Per noi la priorità resta comunque la doppia preferenza di genere, e nessuno parla più dell’obbligo della donna in Giunta» conclude Erika Guichardaz.
Quel che è certo è che il tempo stringe. Entro febbraio la norma deve essere approvata in Consiglio Valle chiudendo prima l’iter in commissione. Questo per poter avere la legge in vigore nel momento in cui verranno indette le elezioni. Altrimenti si voterà con il vecchio sistema.
E’ donna solo il 24 per cento dei sindaci
«L’analisi condotta dal nostro ufficio, basata sui dati ufficiali pubblicati nelle sezioni ‘Amministrazione trasparente’ dei siti istituzionali dei comuni valdostani, evidenzia numeri significativi: il 76 per cento dei sindaci è uomo, mentre solo il 24 per cento è donna. Anche tra i vice sindaci, la disparità è evidente, con il 61 per cento di uomini contro il 39 per cento di donne». Così la consigliera di Parità, Katya Foletto, nella propria newsletter, a riguardo della «disparità di genere nella politica valdostana».
Inoltre «nei Comuni più popolosi questa disparità si fa ancora più marcata. Ad Aosta la composizione complessiva di giunta e Consiglio comunale è di 56 per cento uomini e 44 per cento donne, mentre a Saint-Christophe la percentuale maschile sale al 70 per cento. A La Thuile, la situazione è ancora più grave: il 94 per cento degli amministratori è uomo e solo il 6 per cento è donna. Nei piccoli comuni si riscontrano alcune eccezioni, come a Antey-Saint-André, dove le donne rappresentano il 69 per cento degli amministratori. Tuttavia, questi casi isolati non bilanciano il quadro generale, che rimane fortemente sbilanciato a favore degli uomini. Anche in contesti dove le dinamiche politiche potrebbero essere più inclusive, come nei comuni di dimensioni ridotte, le donne faticano ad accedere alle posizioni di vertice».
Per Katya Foletto «l’assenza della doppia preferenza di genere nella legge elettorale regionale contribuisce a mantenere questo squilibrio».
«Questo meccanismo, adottato in quasi tutte le regioni italiane – ad eccezione del Friuli Venezia Giulia e della Sicilia -, consente agli elettori di esprimere due preferenze a condizione che siano per candidati di genere diverso. La sua introduzione ha già dimostrato di poter aumentare significativamente la presenza femminile nelle istituzioni locali, rompendo le barriere culturali e strutturali che limitano la partecipazione delle donne alla vita politica».
«Siamo in attesa del cambiamento della legge elettorale del Consiglio regionale che prevede la preferenza unica. Nel 2020 furono solo 4 le donne elette e con l’ingresso in Senato di Nicoletta Spelgatti la situazione è peggiorata riducendosi soltanto a 3».
Cristiano Florio
