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Riforma della legge elettorale, la maggioranza corre per trovare un accordo e cancellare la preferenza unica

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Stefano Aggravi capogruppo di Rassemblement Valdôtain
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AOSTA (fci) «Al momento la priorità è di trovare una quadra sulla legge elettorale, che andrà in Consiglio la prossima settimana e sulla quale non si smette di lavorare per raggiungere un consenso che possa essere il più ampio possibile».

Così il presidente della Regione, Renzo Testolin, martedì scorso, 18 febbraio, a margine della consueta conferenza stampa della giunta regionale per illustrare i principali provvedimenti adottati.

Il giorno prima – lunedì 17 – la prima commissione consiliare ha espresso parere positivo per la proposta della maggioranza.

Il testo prevede il superamento della preferenza unica con la reintroduzione di 3 preferenze secondo il sistema già adottato per le elezioni comunali: nel caso di espressione di 3 preferenze, almeno una deve riguardare candidati di genere diverso, pena l’annullamento dell’ultima preferenza.

Il testo della maggioranza e i 3 proposti dalle opposizioni saranno discussi durante la riunione del Consiglio Valle convocata per mercoledì e giovedì prossimi, 26 e 27 febbraio.

Faccia a faccia con Aggravi
Rassemblement Valdôtain non chiude la porta alla proposta di riforma della legge elettorale regionale della Valle d’Aosta avanzata dalla maggioranza.

All’esito della riunione della prima commissione di lunedì, ogni gruppo ha votato a favore della propria (4 le proposte, avanzate da Progetto Civico Progressista, Union Valdôtaine, centrodestra e Rassemblement Valdôtain) e contro le altre, tranne Rassemblement Valdôtain che si è espresso a favore della propria astenendosi nei confronti di tutte le altre tre.

«All’inizio della commissione – ha commentato il capogruppo di Rassemblement Valdôtain, Stefano Aggravi – io ho chiesto se rispetto alla mia richiesta della volta scorsa, quindi su tutti i punti della nostra legge, c’erano delle risposte, delle proposte, da parte degli altri gruppi consiliari, ovvero anche dal presidente della commissione, visto che giovedì scorso nulla ci è stato detto, e ho ricevuto sostanzialmente la stessa risposta, il silenzio. Quindi per quello che ci riguarda noi ci siamo espressi a livello di voto, avremo i nostri passaggi di segreteria politica: decideremo che cosa fare in vista del Consiglio prossimo». Passaggi che avverranno questo fine settimana.

Ieri invece, venerdì 21, Rassemblement ha incontrato i vertici unionisti.

Difficile trovare un punto d’incontro sull’abbassamento del quorum per entrare in Consiglio Valle, uno dei punti fermi delle proposte di Rassemblement. Non è escluso invece che la «quadra» si trovi rimettendo mano alle norme per i Comuni che martedì scorso hanno ricevuto il via libera, a denti stretti, da parte dei Sindaci alla riunione del Celva (vedi articolo a pagina 8).

Un eventuale accordo del movimento guidato da Stefano Aggravi con le forze di maggioranza renderebbe meno semplice il ricorso al referendum, già annunciato dal centrodestra. Se infatti la riforma verrà approvata in Consiglio Valle con i soli 19 voti della maggioranza, sarà sufficiente che 7 consiglieri regionali chiedano il referendum confermativo, facendo saltare quindi la validità della riforma per il voto (elezioni regionali e comunali) di domenica 28 settembre.

Anzi, nell’election day si potrebbe inserire proprio il referendum. Così i valdostani potrebbero trovarsi a votare pro o contro le 3 preferenze, nel giorno in cui votano per il rinnovo del Consiglio regionale con il sistema della preferenza unica.

Se invece la riforma verrà approvata con la maggioranza qualificata dei due terzi dell’assemblea, e cioè con 24 voti (e per questo i partiti di governo stanno cercando i 5 voti di Rassemblement), allora per chiedere il referendum sarà necessario raccogliere oltre 6mila firme, obiettivo francamente più difficile da raggiungere.

La legge dell’Uv
Il testo approvato dalla prima Commissione, come spiega il presidente, Erik Lavevaz (Uv), relatore del provvedimento, «prevede il superamento della preferenza unica con la reintroduzione di 3 preferenze secondo il sistema già adottato per le elezioni comunali: nel caso di espressione di 3 preferenze, almeno 1 deve riguardare candidati di genere diverso, pena l’annullamento dell’ultima preferenza. Abbiamo espresso parere contrario (e non il voto di astensione) sulle altre proposte di legge presentate al fine di poterle discutere tutte in Aula il prossimo Consiglio in calendario il 26 e 27 febbraio».

«Il minimo sindacale»
Per Valle d’Aosta Aperta la proposta di modifica della legge elettorale, presentata dalla maggioranza, «è sotto il minimo sindacale, e dopo cinque anni all’ultimo presentano questa riforma per tornare alle 3 preferenze».

Lo ha spiegato ieri, venerdì 21 febbraio, in conferenza stampa Carola Carpinello (Adu Vda) aggiungendo: «Alla maggioranza attuale della preferenza di genere non importa nulla e sono obbligati a mettere, nella loro proposta, la terza preferenza di genere solo perché altrimenti la legge sarebbe impugnata. Messa così la preferenza di genere, senza l’alternanza, come era alle scorse Europee, non serve a nulla».

Raimondo Donzel ha evidenziato come «questa maggioranza abbia completamente dimostrato la sua incapacità, non c’è stata un’apertura agli altri, tanto meno ai cittadini, non c’è stata la volontà di aprire il dibattito ai valdostani. Si sono presi in mano la riforma. C’è stato anche un tempo in cui il Pd è stato un partito normale e ha permesso l’introduzione di genere della legge elettorale per i Comuni».

Per Vda Aperta la proposta fatta dalla maggioranza è «affrettata, poco seria e dell’ultima ora. Cosa grave è che il supporto a questo atteggiamento viene dal Comune di Aosta». Molto critica anche sulla riforma elettorale degli enti locali è la consigliera regionale di minoranza del gruppo Pcp, Erika Guichardaz, esponente di Area democratica. «Abbiamo chiesto dove risiede l’urgenza di quella norma – spiega – e vogliamo capire quale sia urgenza di scaricare una norma di quella portata, che riguarda tutti i comuni, il 17 febbraio e che dovremmo votare in commissione il 24 febbraio».

Cristiano Florio