Salute e benessereSanità

La Federazione Medici di Medicina Generale VdA scrive ai sindaci. “Il passaggio alle dipendenze avrebbe conseguenze sui più fragili”

4 minuti di lettura

AOSTA (qdn) In una lettera indirizzata ai sindaci, il segretario della Fimmg – Federazione Italiana Medici di Medicina Generale Valle d’Aosta Nunzio Venturella torna a lanciare l’allarme sull’ipotesi del passaggio della categoria a un rapporto di dipendenza con superamento dell’attuale regime di convenzione.

«Mi rivolgo alla sua attenzione per esprimere la forte preoccupazione della nostra categoria in merito al futuro della Medicina Generale in Italia e al rischio di compromettere uno dei pilastri fondamentali del nostro Servizio Sanitario. – scrive Nunzio Venturella – L’ipotesi, se fosse portata a termine, rischierebbe di introdurre profondi cambiamenti che andrebbero a svantaggio di tutta la popolazione, in particolare delle persone anziane e più fragili. Il passaggio alla dipendenza dei medici di famiglia, infatti, rischia di compromettere da un lato il rapporto di fiducia su cui si fonda il nostro rapporto di cura con l’assistito, dall’altro la capillarità della nostra presenza sul territorio. Lo scenario metterebbe in discussione la sopravvivenza dei nostri studi e favorirebbe il licenziamento del nostro personale di studio con il quale quotidianamente molti di noi gestiscono centinaia di richieste legate ai vostri bisogni di salute. E’ reale la possibilità che a seguito di un cambiamento di questo genere si arrivi ad un sistema che, nella depersonalizzazione del nostro ruolo, orienti e vincoli, in maniera esclusiva all’interno delle Case di Comunità, il lavoro del medico di famiglia, costringendo il paziente a consegnare le chiavi della propria salute non più al proprio medico di fiducia, ma al medico di turno in servizio, in una struttura distante dal proprio centro abitato, evento che rappresenta un rischio reale per l’accesso alle cure, la continuità assistenziale e il supporto umano di cui i cittadini hanno diritto. Ciò deriva dalla falsa narrazione delle Regioni di un presunto rifiuto della categoria di poter svolgere la propria attività nelle Case di Comunità come previsto dal DM/77. Molti di noi, in diverse realtà regionali, esercitano già all’interno delle Case della Salute o delle prime Case di Comunità e il nuovo contratto dei Medici di Famiglia, siglato ad aprile 2024, prevede già che possa essere svolta una quota di ore al loro interno in base al numero di assistiti in carico».

«Dobbiamo però constatare – prosegue il dottor Nunzio Venturella – che, ad oggi, non sono ancora stati applicati dalle Regioni gli accordi regionali sottoscritti e molte regioni risultano inadempienti per la mancata stesura degli accordi regionali che recepirebbero la nuova disciplina contrattuale nazionale. Il modello attuale, basato sulla convenzione che prevede la libera scelta del cittadino e l’autonoma organizzazione del medico di famiglia, libero professionista convenzionato, garantisce prossimità, continuità e personalizzazione delle cure, rendendo possibile un legame di fiducia fondamentale per la gestione delle patologie acute e croniche. Trasformare questa figura in un operatore dipendente rischia di tradursi in un impoverimento dell’offerta garantita attualmente dal servizio sanitario, soprattutto nelle aree rurali e meno servite. In un Paese di 7904 Comuni, popolato da quasi 60.000 Studi di Medicina Generale, come può l’assistenza concentrarsi in 1.350 Case della Comunità? A pagarne le conseguenze sarebbero soprattutto i nostri assistiti. A pagarne la spesa più cara sarebbero soprattutto le fasce sociali deboli, i fragili, gli ultimi. Se la dipendenza è la soluzione della politica alla necessità della riorganizzazione della medicina del territorio, la stessa politica non deve aver capito che alla suddetta necessità abbiamo dato risposta esaustiva nell’Accordo Collettivo Nazionale della nostra categoria che ci vede pronti a garantire ruoli e compiti della nostra professione al servizio della comunità, anche nelle Case di Comunità. Per queste ragioni, vogliamo con forza tutelare l’autonomia professionale dei medici di famiglia, preservando il rapporto fiduciario con i propri pazienti e garantendo l’accessibilità capillare alle cure».