Scuola

L’iniziativa coinvolge gli studenti in scambi e dialoghi internazionali per vivere il plurilinguismo in modo attivo

“Re-French”: un bilancio più che positivo per il progetto proposto dal Liceo classico

Ingrandisci la foto: La prima A del Liceo classico bilingue insieme ad Angela Tognolini, in occasione del Festival du Premier roman
La prima A del Liceo classico bilingue insieme ad Angela Tognolini, in occasione del Festival du Premier roman
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AOSTA (mye) Un rilancio, una valorizzazione, in nome del plurilinguismo a scuola: da qui parte “Re-French”, il progetto che intende valorizzare il corso bilingue del Liceo classico attraverso scambi e dialoghi internazionali. Le iniziative svolte durante l’anno scolastico, appena concluso, sono state presentate lunedì scorso, 9 giugno, nella sede di strada dei Cappuccini, coinvolgendo gli alunni classe per classe.

«Il liceo bilingue è una scuola unica nel suo genere. – spiega la professoressa Isabel Binel, che ha coinvolto molti colleghi nella realizzazione di Re-French – Questo comporta che ci si interroghi molto su quali devono essere le sue finalità, i suoi valori fondanti. Noi abbiamo già delle particolarità come la presenza degli esperti francofoni negli atelier che sono caratterizzanti, però ci sembrava che fosse necessario aggiungere qualcosa di più, qualche esperienza che concretamente portasse i ragazzi a oltrepassare le loro frontiere – non solo linguistiche, ma anche culturali di vita quotidiana e quindi uscire dalla classe e fare qualcosa che li portasse ad avere uno sguardo rivolto all’Europa. Abbiamo quindi proposto attività che permettono ai ragazzi di fare concretamente esperienza del contesto europeo e di vivere la lingua in modo dinamico attivo».

Il francese, il bilinguismo che per Statuto speciale di autonomia caratterizza la Valle d’Aosta, è il punto di partenza, ma c’è dell’altro. «Abbiamo una particolare attenzione verso il plurilinguismo. – continua Isabel Binel – Ad esempio, i ragazzi hanno fatto un progetto anche in inglese, lavorando sui libri in lingua, intervistando degli autori. La nostra idea è proprio di andare sempre di più verso questa direzione di plurilinguismo». Tutto ciò è possibile grazie a dei finanziamenti speciali. Il progetto Re-French ha ricevuto, nell’ambito del contributo regionale alle attività del Licam, 22.887 euro, nel corrente anno scolastico, per l’organizzazione di scambi con scuole francofone, un seminario con docenti dell’Università di Chambéry e il percorso “Lectures plurielles”.

«Questi fondi sono stati stanziati quest’anno per la prima volta in via sperimentale – continua Isabel Binel – ma vorremmo che diventasse una consuetudine, un progetto che poi si protrae negli anni a venire, proprio perché questi progetti, per un liceo bilingue, non sono attività facoltative, non sono semplici uscite didattiche, ma sono parte fondante del nostro percorso. Quindi è necessario poter permettere a tutti gli studenti di partecipare a queste attività senza pesare economicamente sulle famiglie».

Sorge allora la domanda, se i ragazzi che si iscrivono al Liceo classico bilingue debbano avere caratteristiche speciali e sapere il francese particolarmente bene. «In ingresso – spiega la professoressa Binel – ci interessa soprattutto avere alunni curiosi, dinamici, un po’ creativi, quindi che abbiano voglia di mettersi in gioco, di mettersi alla prova. In uscita abbiamo ragazzi che hanno sicuramente delle ottime competenze a livello linguistico, ma anche di quelle competenze che oggi chiamiamo “soft skills”, competenze trasversali, personali, interpersonali che consistono nella capacità di relazionarsi con gli altri, nell’essere flessibili, nell’adattarsi anche nell’interculturalità, quindi nell’avere questo approccio dinamico alle culture e alle lingue.

Quanto alla conoscenza del francese, pensate che addirittura noi quest’anno abbiamo accolto 2 studenti che vengono da fuori valle e che quindi erano debutants assoluti nella lingua francese e funziona benissimo. Chiediamo non di avere studenti già bravi in francese, ma studenti che abbiano voglia di lavorare con la lingua francese, non solo sulla lingua francese, ma di usare il francese per fare altre cose, per studiare altre cose».

Elena Meynet