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Aumentano ancora i soci del Cai in Valle d’Aosta Quest ’anno la sezione di Aosta compie 160 anni

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AOSTA (fci) Sabato scorso, 7 marzo, si è svolta ad Aosta l’assemblea regionale ordinaria dei delegati del Club Alpino Italiano-Cai Valle d’Aosta. Hanno partecipato il presidente generale del Cai Antonio Montani e il vicepresidente Giacomo Benedetti, insieme al presidente regionale Liguria Roberto Manfredi.

Nel corso dell’incontro il presidente del Gruppo Regionale Valle d’Aosta Marco Bonelli ha presentato la relazione sulle attività svolte dal Cai Valle d’Aosta, ripercorrendo il lavoro portato avanti durante l’ultimo anno e le principali iniziative realizzate sul territorio.

L’andamento delle iscrizioni nel 2025 registra un ulteriore incremento rispetto all’anno precedente, a quota 1.795 soci al 31 dicembre. Per quanto riguarda l’aspetto economico, il Cai centrale assegna alla Valle d’Aosta per il 2025 3.916,78 euro cui si aggiungono 8.400 euro di contributo della Regione. La sezione di Châtillon, che ha superato la soglia dei 250 iscritti, si è guadagnata un ulteriore delegato nazionale oltre al presidente sezionale: all’assemblea di sezione è risultata eletta Raffaella Gobbo.

Il Gruppo Regionale Valle d’Aosta prosegue il proprio impegno per l’inclusione attraverso l’avvicinamento alla montagna come terapia: accoglie l’invito a collaborare con il Serd Valle d’Aosta per una tappa del percorso di recupero alla socializzazione di un gruppo eterogeneo di pazienti, ospitati dalla Cooperativa “La svolta”.

Tra giugno e settembre ha aderito a un progetto di “citizen science” in convenzione con Source International per accompagnare ai piedi del ghiacciaio di Pré-de-Bar in alta Val Ferret un’ottantina di partecipanti, anche non soci Cai, che nel corso di 4 uscite escursionistiche hanno vissuto l’esperienza di conoscere il territorio montano colpito dagli effetti dei cambiamenti climatici: guidati da tecnici ambientali nella raccolta di campioni di acqua dai torrenti di fusione, le escursioni si sono concluse con riflessioni condivise dai gruppi.

Un seminario finale con l’intervento di un tecnico dell’Arpa per spiegare come sono effettuate le misurazioni sui ghiacciai ha rappresentato un’esperienza nuova di educazione ambientale, con alta partecipazione di giovani provenienti da molte regioni.

Completando un percorso iniziato l’anno precedente, nel 2025 il Direttivo – anche con il supporto della Cooperativa Montagna Servizi – è riuscito ad acquistare il materiale per iniziare il progetto di segnaletica dei tratti valdostani del Sentiero Italia CAI nel 2026.

Cai Aosta da 160 anni
La sezione di Aosta del Cai nasceva 160 anni fa, su iniziativa del canonico Carrel. Era la prima sezione distaccata del Club Alpino Italiano, nato 3 anni prima a Torino. L’anniversario sarà al centro delle attività dell’associazione per tutto il 2026.

Sono diverse le iniziative in cantiere per festeggiare i 160 anni della sezione (presidente Fabio Dal Dosso): tra marzo e aprile per esempio sono previste 4 serate al cinema con tema la montagna, l’ambiente e le sue criticità; da lunedì 23 a domenica 29 marzo una mostra nella galleria San Grato in via De Tillier con cimeli, fotografie, libri che raccontano la storia della sezione.

E poi il Triangle de l’amitié da venerdì 19 a domenica 21 giugno con gli amici del CAF di Chamonix e del CAS di Martigny, l’organizzazione del ritrovo annuale tra le sezioni del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta domenica 28 giugno a Bionaz.

A luglio tre giorni con gli amici del CAI di Lucca per festeggiare anche i 25 anni di gemellaggio tra le due sezioni, l’organizzazione dell’assemblea a novembre quando 160 anni fa fu ufficializzata la fondazione della sezione.

La fondazione di quella allora chiamata «succursale» del Club Alpino di Torino si può far risalire all’agosto 1866, quando la municipalità di Aosta mise a disposizione una sala per gli affiliati dei club alpini italiano e inglese.

Due furono i fondatori della succursale: il canonico Georges Carrel, primo presidente, e l’inglese Richard Henry Budden, cittadino onorario di Aosta, che in poco tempo raccolsero il fior fiore degli alpinisti dell’epoca oltre a materiale vario, carte, libri, strumenti alpini, tende e corde.

Appena costituito, il sodalizio lanciò sottoscrizioni per la costruzione di rifugi e la sistemazione di sentieri e già nel 1881 si trovavano sotto la sua protezione ben 8 rifugi, tra i quali quelli alle pendici del Cervino, su Grand Tournalin, Becca di Nona, Crammont e Mont Fallère.

In quei primi anni diventarono soci della sezione alpinisti famosi quali Pierre Frassy, Ettore Canzio, Cesare Fiorio, Nicola Vigna, gli abbés Amé Gorret, Louis Vescoz, Pierre Chamonin, Pierre Chanoux e più tardi Joseph Henry, oltre agli anglosassoni John Tyndall, Edward Whymper e Francis Fox Tuckett.

Presentazione del libro «I bivacchi delle Alpi»
Mercoledì prossimo, 18 marzo, nella sala consiliare del Municipio di Nus ospiterà – alle 20.30 – la presentazione del libro «I bivacchi delle Alpi». Interverranno l’autore Luca Gibello, Piermauro Reboulaz e Ivano Reboulaz, rispettivamente curatore e direttore di Montagnes Valdôtaines, il periodico delle sezioni valdostane del Cai.

In alta quota, i bivacchi sono la quintessenza dell’abitare estremo in condizioni minime. Ripercorrerne la storia, quasi tutta italiana, a partire dalla loro vera e propria “invenzione”, nel 1925 ad opera del Club Alpino Accademico Italiano, significa rivisitare una traiettoria che lega il richiamo per la montagna alle sperimentazioni tecnologiche e al trasferimento di saperi, dalla prefabbricazione all’uso di nuovi materiali, senza trascurare gli aspetti formali, che talvolta attingono appieno agli immaginari aerospaziali.

Dalla mitica semibotte del modello Ravelli, alla riproduzione in serie del modello Apollonio, poi perfezionato dalla Fondazione Berti, fino al notissimo bivacco Gervasutti ed alla proliferazione dei giorni nostri, che ammicca più alle platee dei social network che alla comunità degli alpinisti. Prefazione di Irene Borgna.

Luca Gibello ha svolto attività di ricerca sui temi della trasformazione delle aree industriali dismesse in Italia. Presso il Politecnico di Torino e l’Università di Trento ha tenuto corsi di Storia dell’architettura contemporanea e di Storia della critica e della letteratura architettonica.

Collabora a “Il Giornale dell’Architettura” dalla sua fondazione nel 2002; dal 2004 ne è caporedattore e dal 2015 al 2024 è direttore.

Con Cantieri d’alta quota. Breve storia della costruzione dei rifugi sulle Alpi (2011, tradotto in francese e tedesco a cura del Club Alpino Svizzero nel 2014), primo studio sistematico sul tema, unisce l’interesse per la storia dell’architettura con la passione da sempre coltivata verso l’alpinismo (ha salito tutte le 82 vette delle Alpi sopra i 4000 metri).

Nel 2012 ha fondato e da allora presiede l’associazione culturale Cantieri d’alta quota.