Agricoltura

Dalle operazioni di pesatura agli “scatti” dei politici per inserirsi nelle foto. Le mille sfumature del grande “show” della finale delle batailles de reines

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AOSTA (cex)  C’era tanta voglia di combat e di vedere le reines dare spettacolo, e lo si è capito subito domenica scorsa, 26 ottobre, in una giornata ricca di emozioni per la 68ª Regionale, con 139 protagoniste e un grande pubblico (stimato dagli organizzatori in 5.000 persone) a sfidare temperature non certo tradizionali e folate di vento.

Il popolo delle batailles si è radunato prestissimo e, quando le prime aspiranti regine venivano fatte scendere dai camion ed entrare nella zona della pesatura, dovevano transitare tra due ali di folla di appassionati – molti giovani – che volevano ammirare da vicino le regine e incoraggiare gli allevatori.

Subito le bovine trovavano un addetto allo spray che riproduceva sul dorso il loro numero in colore bianco o rosso, fatta eccezione per le tre regine in oro; poi il blocco per controllare la regolarità delle due corna e quindi la sfilata verso il peso, in attesa che Fabio “Tyson” Lombardo pronunciasse con voce autorevole i tre numeri dei chili che possono confermare, far salire o scendere di categoria.

La curiosità è tutta per scoprire se davvero Coquine di Davide Bieller (ex Livio Pervier) scenda in seconda e Belva di Diego Perrin in terza, ma si scopre anche Berlin dei Charbonnier che scende in seconda per poi tornare in stalla ad Arpuilles con il primo titolo di quattro generazioni di allevamento e tanti piazzamenti dieci ore dopo.

Poi una firma e via al proprio posto ai box, come tra i banchi di scuola. Con tempismo svizzero vengono chiuse le operazioni e in un attimo realizzati gli abbinamenti da un gruppo affiatato e professionale.

Dalla zona amplificazione Cristiano Bochet controlla l’audio in tutta l’arena e invita il pubblico che desidera i tabellini dei sorteggi a recarsi ai gazebo, e si crea subito un serpentone di folla impaziente di scoprire il cammino delle regine e di sapere di vivere subito due grandi sfide: il replay della semifinale di prima tra la reina Suisse di Ymac Frassy e Letey e Briganda dell’azienda Verney; oppure, in seconda, subito contro due delle grandi favorite come Drapeau dei Clos e la reina Tiky di Italo Arlian, che vincerà ma pagherà il conto subito dopo.

Il presidente Roberto Bonin dà una rapida occhiata ai sorteggi ed è tutt’altro che felice per la sorte non certo favorevole per due delle sue tre protette – Victoire in prima e Maudite in terza – ma poi esce dall’ufficio e si illumina vedendo l’invasione mattutina di colori, tribune, box e ogni angolo, con 28 steward e addetti alla sicurezza a regolare e controllare il traffico, come i vigili e i volontari di Saint-Christophe all’accesso e nei parcheggi della Croix-Noire. Clima da festa ritrovata.

Il giovane speaker Deniel Pession inizia a chiamare le bovine in campo e a snocciolare, in italiano e nel colorito patois di Valtournenche, palmarès e genealogie. I box delle tribune sono già con i tavoli riempiti di delizie gastronomiche portate dagli allevatori per festeggiare con gli amici; non ci sono più le cucine da campo sugli spalti dell’ante Covid, ma non mancano occasioni per casse-croûte tra un combat e l’altro.

Al padiglione del ristoro come alla nuova piattaforma dove si distribuiscono panini e bevande il serpentone è interminabile, da Fiera di Sant’Orso già prima dello stop alla fine delle 43 eliminatorie. Poi ci saranno altri 93 combats, uno più bello dell’altro, sfide appassionanti e a volte interminabili, durate più di un’ora come quella nei quarti tra Monella di Ronny Vial e Bufera dei Frères Arvat che, beffardamente, come premio non certo gradito, si è guadagnata la semifinale contro Suisse.

In tribuna ci sono pochi politici: molti sono in giro o sotto, a scattare come centometristi per posare come statuine tra famiglie e allevatori festanti per le loro reines piazzate tra le prime otto. Marco Carrel è onnipresente e forse si accorge di essere ai titoli di coda, mentre Speranza Girod è festeggiata tra i box come in ogni angolo e la chiamano già “l’assessora”.

The Voice Deniel Pession è assistito da Loris Pieiller e dallo staff del Comité, con il “senatore” Eraldo Coronel con bandana (alla Pantani, come Lorenzo Rosset in campo) a godersi l’ennesimo capitolo di una vita di batailles. In tribuna, da Parigi, è arrivato come sempre Jean Baptiste Pedretti, che si posiziona tra l’ex presidente Dino Viérin e i presidenti onorari Bernard Clos ed Ettore Marcoz, non lontano dal presidente della Regione Renzo Testolin. Dietro la tribuna, appartato, come chi si accorge di essere ai titoli di coda, il presidente del Consiglio Alberto Bertin.

È un aggiornamento continuo di numeri e schemi in tribuna. Con bravura Alice Gratton, con altri quattro giudici, in un batter d’occhio decide le sei bovine da premiare tra le più combattive fuori dai quarti di finale.

Lo spettacolo è grande e senza fine: si va oltre le ore 20 nonostante le 60 bovine in meno dei cinque combats cancellati.

Tra i sindaci allevatori non c’è gloria per Gianni Champion (una aspirante) e Veronica Pellizzari (quattro in casa Bieller); Camillo Rosset ha fatto invece il giro d’onore con il gruppo di Nus dietro a Farchetta, in coda, salutando la folla “alla Trump”, mentre la nuova assessora all’Agricoltura di Cogne, Marta Torretta, sogna, sfiora il colpaccio e si accontenta di tornare a Gimillan con un secondo e un terzo posto con le reines del suo Massimiliano Garin.

Il finale è uno spettacolo unico con le riconferme di due grandi regine: il bis di Suisse e il poker di Farchetta, con boato della folla al passaggio nel giro d’onore, la prima volta in casa Charbonnier e il bellissimo sogno di Tormenta dei Quendoz che, mai entrata in una finale di eliminatoria (terza ad Aymavilles), si ritrova a fronteggiare Farchetta in finale regionale in una giornata storica per le reines, dopo 56 anni di attesa dal poker consecutivo di Sirène.

Poi è festa grande, un autentico “terzo tempo” come nel rugby, un premio dopo una stagione di sacrifici e di duro ma prezioso lavoro del pianeta reines, per la gioia di Roberto Bonin e di chi gli lavora a fianco dopo un altro anno travagliato nel poter gridare: «Ce l’abbiamo fatta!».

Cesarino Cerise