Alpi e dintorni

Conosciuta come la Via del Compressore

Francesco Ratti, Manuel Chasseur e Alessandro Beltrami hanno salito la via «Filo Sureste» al Cerro Torre

Ingrandisci la foto: Da sinistra Alessandro Beltrami, Manuel Chasseur e Francesco Ratti
Da sinistra Alessandro Beltrami, Manuel Chasseur e Francesco Ratti
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AOSTA (fci) La «ex» Via del Compressore, la cui apertura, realizzata da Cesare Maestri nel 1970, è stata a lungo oggetto di dibattito nel mondo dell’alpinismo, a causa dell’utilizzo di un compressore pneumatico – da cui il nome dello storico itinerario – per piazzare centinaia di chiodi, che per decenni hanno consentito di superare le sezioni più difficili in artificiale facile (A0). Nel 2012 gli americani Hayden Kennedy e Jason Kruk sono entrati a gamba tesa nel dibattito patagonico, rimuovendo circa 120 chiodi di Maestri durante la loro discesa, restituendo in tal modo al Filo Sureste le sue difficoltà estreme. Un’iniziativa che ha portato a giudizi sia positivi che negativi. A seguito della «ripulitura», la via – con passaggi in libera fino al 7a/7b – ha visto poche ripetizioni. La prima è stata realizzata nel 2012 da David Lama e Peter Ortner. Primo italiano a ripetere la «ex» Via del Compressore, è stato invece nel 2016 Matteo Della Bordella, in cordata con lo svizzero Sylvan Schupbach. Agli inizi di dicembre, approfittando di una fortunata finestra meteo, gli alpinisti e Guide Alpine Alessandro Beltrami, Manuel Chasseur e Francesco Ratti hanno compiuto la prima ripetizione totalmente italiana del Filo Sureste, realizzando un progetto nato come un sogno: «Cerro Torre Dreaming».

I 3 alpinisti hanno impiegato 3 giorni per avere ragione della via, trovata in condizioni difficili anche a causa del meteo molto variabile. Tangibile l’emozione provata dopo aver portato a termine una salita così strettamente legata – nel bene e nel male – alla storia dell’alpinismo del nostro Paese.

«Scalare questa via è stata un’esperienza indimenticabile e un sogno che si avvera! È così ricco di storia – dall’originale salita di Cesare Maestri con scale e chiodi, fino alla rimozione di quegli stessi supporti da parte di Kennedy e Kruk, che hanno ripristinato la vera difficoltà e l’impegno della montagna. Seguire quelle orme è stato incredibile. La montagna, insieme al maltempo notoriamente rigido di questa regione, ci ha concesso una fantastica opportunità di raggiungere la vetta.

Un enorme grazie ai miei compagni di arrampicata. Condividere questa avventura con loro ha reso tutto ancora più speciale. Ci siamo spinti a vicenda, ci siamo fatti un sacco di risate, e abbiamo tenuto alta la psiche fino in fondo. Non avrei mai potuto immaginare di fare questa salita senza loro 2», ha scritto Francesco Ratti sui suoi canali social.