AYMAVILLES (qdn) Si è conclusa domenica scorsa, 9 agosto, nel Parco del Castello di Aymavilles, la 29esima edizione del Gran Paradiso Film Festival, che ha fatto registrare complessivamente 24mila presenze e un incremento del 33 per cento rispetto all’e dizione precedente.
Un risultato che conferma la crescente capacità attrattiva della manifestazione e premia una programmazione diffusa nei Comuni valdostani del Gran Paradiso, capace di unire cinema naturalistico internazionale, approfondimento culturale, incontri con gli autori e valorizzazione del territorio.
La serata ha visto la proclamazione dei film vincitori del GPFF Online Award, assegnato a “2000 jours au Paradis” di Véronique, Anne e Erik Lapied per i lungometraggi e a “Le bruit de l’aubépine” di Julien Deper per la categoria cortometraggi. A ritirare il premio sul palco di Aymavilles è stata Anne Lapied, regista francese che da decenni racconta con sensibilità e straordinaria forza poetica la montagna e la fauna che la abita, attraverso un cinema profondamente rispettoso della natura e dei suoi equilibri.
Ad assegnare questi ultimi premi è stata la giuria del pubblico online che, da domenica 2 a venerdì 7 agosto, ha visionato i film in concorso attraverso la piattaforma digitale del Festival.
La serata di Aymavilles ha concluso un’edizione che – da lunedì 27 luglio a domenica 9 agosto – ha portato il grande cinema naturalistico nei Comuni di Cogne, Aymavilles, Introd, Rhêmes-Notre-Dame, Rhêmes- Saint-Georges, Valsavarenche e Villeneuve.
«Il Gran Paradiso Film Festival è oggi una macchina culturale complessa: 18 giorni di programmazione, 7 Comuni coinvolti, decine di ospiti internazionali, una piattaforma online che porta i film ben oltre i confini della Valle. – dichiara Michel Martinet, presidente di Fondation Grand Paradis – Dietro questi numeri c’è un lavoro corale, fatto dalla direzione artistica, dallo staff, dai volontari, dalle Amministrazioni comunali, dagli operatori turistici e dai partner che credono nel progetto e ne condividono la visione. Le 24mila presenze e la crescita del 33 per cento rispetto allo scorso anno raccontano un impatto reale sul territorio, in termini di attrattività, di ricadute economiche per le comunità del Gran Paradiso e di riconoscibilità internazionale. Ma la crescita più significativa non è solo nei numeri: è nella qualità della proposta, nella capacità di tenere insieme cinema naturalistico d’autore, divulgazione scientifica e valorizzazione delle nostre valli. È una soddisfazione che condividiamo con tutti coloro che hanno reso possibile questa edizione».
«“Dominio e coesistenza” sono due parole che non si accomodano facilmente l’una accanto all’altra, e abbiamo scelto di stare dentro questa tensione, senza sintesi consolatorie. – commenta Luisa Vuillermoz, direttrice artistica del Festival – Non volevamo rappresentare la natura solo come oggetto di contemplazione, né raccontare la società senza le sue contraddizioni. Il cinema, in questo, fa qualcosa che mi sta particolarmente a cuore: cambia il ritmo dello sguardo. Siamo abituati a vedere moltissimo e a guardare pochissimo, mentre un film ci chiede di restare, di seguire un tempo che non è il nostro. Lo stesso accade nei colloqui De Rerum Natura, dove la visione di uno attiva il pensiero di tutti. Quest’anno l’ho sentito con particolare nitidezza: le domande, gli incontri, il voto, gli innumerevoli messaggi di chi ha partecipato mi hanno restituito spettatori che non si limitano ad assistere, ma si appropriano dei temi e li rimettono in circolo. Un festival esiste davvero quando smette di appartenere soltanto a chi lo organizza e a chi gli presta la propria voce. Quest’anno è accaduto, ed è ciò di cui insieme a tutto il team andiamo più fieri: una soddisfazione che ci consegna la responsabilità di preparare al meglio la trentesima edizione».
