Alpi e dintorni

Il “caso stambecco”: i cacciatori contro le parole di Luisa Vuillermoz

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COGNE (qdn) Un ’inattesa polemica ha “scaldato” la 29esima edizione del Gran Paradiso Film Festival. Al centro è finito l’animale simbolo, lo stambecco, che nella sua versione d’oro è consegnato al vincitore assoluto del concorso cinematografico. I cacciatori non hanno digerito le parole della direttrice artistica Luisa Vuillermoz riportate martedì scorso, 28 luglio, dal Corriere della Sera. «Tutti gli stambecchi delle Alpi, oggi, sono consanguinei: discendono dalla stessa popolazione originaria del Gran Paradiso. – si legge nella dichiarazione rilasciata al quotidiano – La loro variabilità genetica è più bassa di quella del rinoceronte bianco. Più bassa di quella del panda gigante. Sotto la forza di quelle corna si nasconde un equilibrio sottilissimo. Ed è lo stesso equilibrio della nostra civiltà: se continuiamo a incrinare i meccanismi di autoregolazione del pianeta, rischiamo di compromettere la qualità stessa della nostra vita, almeno come la conosciamo. Per questo rimettere lo stambecco nel mirino significa non aver capito nulla».

«Una manifestazione culturale dovrebbe aiutare a comprendere la complessità della realtà, offrire strumenti di riflessione, stimolare il pensiero critico, evitando che il prestigio conquistato attraverso la cultura diventi il veicolo per orientare il giudizio del pubblico su questioni che appartengono ancora al dibattito parlamentare e scientifico. – scrive il presidente di Enalcaccia Valle d’Aosta Santo Diano – Quando una direttrice artistica interviene, nella sua veste istituzionale, su un tema ancora oggetto di confronto parlamentare e scientifico, è inevitabile che le sue parole vengano percepite non come una semplice opinione personale, ma come parte dell’identità culturale della manifestazione che rappresenta. È una responsabilità che richiede equilibrio, soprattutto quando si affrontano questioni sulle quali esistono valutazioni tecniche, posizioni istituzionali e sensibilità differenti. Quest’anno il Gran Paradiso Film Festival ha scelto di costruire il proprio percorso attorno alla figura di San Francesco, al rapporto tra l’uomo e il creato, al valore della custodia della natura. È una scelta che consideriamo importante e condivisibile. Non crediamo che un cacciatore possa sentirsi estraneo a quel messaggio. Chi frequenta la montagna, chi conosce il silenzio dei boschi, chi osserva gli animali nel loro ambiente naturale sa bene che il rispetto della natura non è una formula retorica, ma la condizione stessa per poter continuare a viverla».

«La realtà è assai più articolata. – continua Santo Diano – In Valle d’Aosta il tema è stato affrontato dal Consiglio regionale con atti pubblici e prese di posizione ufficiali; Ispra, chiamata ad esprimersi sul piano tecnico, ha ritenuto valutabile un eventuale prelievo selettivo entro rigorosi limiti di sostenibilità. Si può essere favorevoli o contrari a questa impostazione. Ciò che lascia perplessi è che tali elementi, indispensabili per comprendere il dibattito, vengano completamente omessi. Ridurre una questione tanto articolata ad una contrapposizione tra chi difende la natura e chi vorrebbe comprometterla significa semplificare una realtà che, per definizione, semplice non è. La cultura, quando è autentica, non teme la complessità. Al contrario, la ricerca. Non costruisce categorie morali nelle quali collocare chi ha ragione e chi ha torto, ma offre al pubblico gli strumenti per comprendere perché, su uno stesso argomento, possano esistere valutazioni differenti, tutte degne di essere ascoltate se fondate su argomenti seri, dati scientifici e responsabilità istituzionali. La riforma della legge numero 157 del 1992 seguirà il suo percorso parlamentare. Sarà il Parlamento a decidere se approvarla, modificarla o respingerla. È il normale funzionamento della democrazia».