AOSTA (mpl) Per la 13esima volta in 175 anni – da quando nel 1851 il Regno di Sardegna si dotò dei primi francobolli – la Valle d’Aosta è protagonista di un’emissione filatelica. Martedì scorso, 8 luglio, il Ministero delle Imprese ha posto in vendita 6 francobolli appartenenti alla cosiddetta serie Turistica, dal valore della tariffa B pari a 1,30 euro e dedicati a Re Laurino, al Gruppo del Latemar ed a soggetti di Marche, Umbria, Basilicata e appunto Valle d’Aosta.
Il francobollo “valdostano”, con tiratura di 300mila esemplari, è stato disegnato da Tiziana Trinca, artista del Centro Filatelico del Poligrafico dello Stato, autrice di numerosi bozzetti negli ultimi anni. La vignetta riproduce il Cervino che svetta maestoso con i suoi 4.478 metri sul Lago Blu contornato da larici secolari, con le leggende “VALLE D’AOSTA”, “VALLEE D’AOSTE” e “MONTE CERVINO”. Completano il francobollo la scritta “ITALIA” e l’indicazione tariffaria “B”.
Lo stesso Cervino fu protagonista di un caso clamoroso con il primo francobollo per la Valle d’Aosta dell’era euro nel 2008 nella serie delle Regioni italiani e del valore di 0,60. La vignetta riproduceva il castello Savoia di Gressoney-Saint-Jean e soprattutto il Cervino, ma visto dal versante elvetico, quindi il Matterhorn, con il Lago Blu: fu un errore grave da parte delle Poste che non mancò di essere sottolineato dal governo regionale dell’epoca. Quindi quello emesso martedì scorso, a distanza di 17 anni, è una sorta di riparazione a quanto successo nel 2008, quando comunque per la prima volta un francobollo dell’Italia venne stampato con la doppia denominazione, in italiano e francese, della nostra regione, un aspetto significativo che si è ripetuto anche nel francobollo in vendita da martedì 8 luglio.
L’ultima emissione di valori postali riguardante la Valle d’Aosta era stata il 31 luglio 2017 sempre nell’ambito della serie Turistica con il francobollo dedicato a Introd, tirato in 400mila esemplari. La prima, che rimane la più diffusa, risale al 1950, con il valore più basso, 50 centesimi di lira, della serie dell’Italia al lavoro, dedicata alle 20 regioni e che per la nostra si intitolava “La fucina”, riprendendo la tradizione del ferro e ritraendo il poderoso fabbro con alle spalle il Forte di Bard. La stessa fortezza che nel novembre del 2016 fu riprodotta una seconda volta, evento assai raro, con il valore da 95 centesimi, questa volta di euro, nell’ambito dei francobolli sul patrimonio artistico e culturale.
Dopo il 1950, fu necessario attendere il 1965 per il valore da 30 lire che celebrò l’apertura del Traforo del Monte Bianco, quindi nel 1967 l’emissione sui Parchi Nazionali con un valore da 20 lire dedicato al Gran Paradiso, poi nel 1976 il 150 lire che nell’ambito della famosa serie Turistica riproduceva il castello di Fénis. Passarono 3 anni e con la collana Fontane d’Italia un bel bollo da 120 lire ebbe come soggetto la fontana del Melograno all’interno del castello di Issogne. Nel 1980, l’anno dopo, le Poste Italiane lanciarono la nuova serie ordinaria dedicata ai castelli tanto che si scatenò una lotta tra le regioni italiane per accaparrarsi uno o più soggetti visto che per lungo tempo questi francobolli sono stati i più utilizzati per affrancare la corrispondenza: per la Valle d’Aosta la scelta cadde sul castello di Saint-Pierre per il valore di 900 lire.
Nel 1986, per la serie Ville, venne nuovamente premiato il castello di Issogne con un valore da 650 lire e nel 1993 uno speciale francobollo ricordò, con un facciale di 500 lire, il centenario della costruzione della Capanna Margherita a Gressoney. Poi nel 2010, dopo la gaffe del 2008 con il Cervino sbagliato, arrivò un 60 centesimi, nella serie Turismo, con soggetto Courmayeur e la piazza della chiesa, con il Museo delle Guide.
