AOSTA (qdn) Negli ultimi 6 anni, dal 2020 ad oggi, il ghiacciaio del Miage, nel cuore della Val Veny, si è abbassato mediamente di 15 metri, un’altezza pari ad un edifico di 5 piani, perdendo progressivamente volume in tutto il settore terminale. Preoccupa anche il continuo movimento del vicino ghiacciaio Planpincieux, che domina la Val Ferret, con punte che raggiungono una velocità massima di 2 metri al giorno soprattutto nei periodi estivi di massima criticità. Quest ’anno la velocità è stata raggiunta a luglio, complici, si suppone, le alte temperature.
È quanto emerge dal bilancio della seconda tappa della Carovana dei Ghiacciai 2026 di Legambiente che, in collaborazione con Cipra Italia e la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, è stata da giovedì 20 a lunedì 24 agosto in Valle d’Aosta (prima tappa in Italia, dopo la prima in Francia) sul versante italiano del Monte Bianco tra la Val Veny e la Val Ferret organizzando anche un flash mob in quota.
Qui, sul sentiero che porta al Rifugio Bertone, accompagnata dalla Fondazione Montagna sicura ha portato in primo piano il tema del rischio glaciale e della instabilità in quota, che poi si ripercuote a valle, lanciando un appello: servono monitoraggi costanti, più finanziamenti alla ricerca scientifica, maggiori politiche di mitigazione e adattamento, ed è fondamentale coinvolgere, informare e sensibilizzare la comunità locali sulla gestione e la convivenza con il rischio, come chiesto già con il “Manifesto europeo per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse” e la piattaforma politica culturale “Governare le Alpi che cambiano” nata in Italia per i ghiacciai, entrambe promosse da Legambiente, Cai, Cipra e Fondazione Glaciologica Italiana.
Per la Carovana dei Ghiacciai (che lo scorso anno è stata in Svizzera in occasione della prima tappa dell’edizione 2025) e per Fondazione Montagna sicura il caso di Blatten, in Svizzera, – il paese nel canton Vallese che la scorsa estate è stato evacuato 10 giorni prima del crollo del ghiacciaio di Birch grazie ai costanti e rigorosi monitoraggi fatti negli anni sul ghiacciaio, sulla parete, e sui potenziali rischi di instabilità – rappresenta un modello importante a cui guardare per imparare a governare il rischio e a mettere in sicurezza il territorio.
Senza dimenticare che la montagna cambia a una velocità sempre più rapida ed è anche fondamentale avere nei suoi confronti più rispetto e consapevolezza.
Un messaggio che la Carovana dei Ghiacciai ha rilanciato pure nel corso del flash mob organizzato in quota: al suono dell’arpa di Valerio Zanchetti è stato srotolato lo striscione per una governance europea dei ghiacciai e delle risorse connesse, accogliendo una trentina di studenti provenienti da diversi paesi del mondo, partecipanti alle Olimpiadi Internazionali di Scienza della Terra.
Con il team di Puliamo Il Mondo venerdì 21 agosto, la Carovana dei Ghiacciai ha organizzato un’attività di pulizia in quota lungo il sentiero che porta al ghiacciaio del Miage. Nel bosco sono stati raccolti molti rifiuti, tra cui una zanzariera, diversi ciucci, bottiglie di plastica e vetro; e tra le pietre del ghiacciaio è stata anche trovata una lattina ormai scolorita e coperta dal limo glaciale.
«Il massiccio del Monte Bianco – dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia – è un luogo dove gli effetti dei cambiamenti climatici sono particolarmente evidenti. In questa seconda tappa abbiamo osservato il ghiacciaio del Miage, in Val Veny, dove siamo stati peraltro con la prima edizione di Carovana dei Ghiacciai nel 2020, e quello di Planpincieux, in Val Ferret. Quest’ultimo ci ricorda quanto la montagna sia fragile e quanto, insieme al cambiamento del ghiaccio, stiano cambiando anche le condizioni di sicurezza per le comunità che vivono e frequentano questi territori».
«La vista al Ghiacciaio di Planpincieux – commenta Valter Maggi, presidente della Fondazione Glaciologica Italiana e professore dell’Università di Milano Bicocca – ha offerto una testimonianza diretta di come i cambiamenti climatici stiano accelerando il ritiro dei ghiacciai alpini, rendendo il monitoraggio e la gestione del rischio glaciale non solo un impegno scientifico, ma una responsabilità concreta verso i territori e le comunità che convivono con questi ambienti in rapida e continua trasformazione».
«Su 172 apparati glaciali della Valle d’Aosta – dice Jean Pierre Fosson, segretario generale di Fondazione Montagna sicura – abbiamo alcune situazioni che meritano un attenzione particolare che deve essere volta ad azioni di protezione civile per dare il massimo della sicurezza sul territorio ed evitare situazioni di rischio per la popolazione. Questi apparati glaciali sono comunque oggetto di attenti monitoraggi con le migliori strumentazioni. In particolare, il ghiacciaio Planpincieux è costantemente osservato perché le sue dinamiche estremamente importanti possono arrecare dei danni al fondovalle antropizzato».


