Alpi e dintorni

DA SABATO PROSSIMO, 26 LUGLIO, A SABATO 2 AGOSTO LA VENTOTTESIMA EDIZIONE

Le bombe, il cambiamento climatico, il rifugio delle minoranze. Le montagne raccontate dal Cervino CineMountain festival

Ingrandisci la foto: Da sinistra Elisa Cicco sindaca di Valtournenche, Giulio Grosjacques assessore regionale al Turismo, Luisa Montrosset direttrice artistica del festival, Alberto Bertin presidente del Consiglio Valle, Gianluca Rossi responsabile della se - lezione cinematografica e Alessandra Miletto direttrice della Film Commission
Da sinistra Elisa Cicco sindaca di Valtournenche, Giulio Grosjacques assessore regionale al Turismo, Luisa Montrosset direttrice artistica del festival, Alberto Bertin presidente del Consiglio Valle, Gianluca Rossi responsabile della se - lezione cinematografica e Alessandra Miletto direttrice della Film Commission
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VALTOURNENCHE (fci) Da sabato prossimo, 26 luglio, a sabato 2 agosto torna il Cervino CineMountain, il festival internazionale di cinema di montagna più alto d’Europa, che da 28 anni racconta il mondo partendo dalle sue altitudini. Un appuntamento che ogni estate diventa luogo d’incontro e confronto, anche grazie al sostegno del Consiglio Valle, dell’Assessorato regionale del Turismo, del Ministero della Cultura, dei Comuni di Valtournenche, Chamois e La Magdeleine, della Fondazione CRT, del Club alpino italiano, di Cva, Montura e Grivel. L’edizione 2025 – che è stata presentata ieri, venerdì 18, ad Aosta – è tra le più partecipate di sempre: 366 film ricevuti da 73 Paesi del mondo, con 50 titoli selezionati provenienti da 21 nazioni, 19 anteprime (15 italiane e 5 mondiali) e 6 Grand Prix internazionali in concorso per l’Oscar del Cinema di montagna. Un dato che non è solo quantitativo, ma che racconta un’evoluzione profonda. Per la prima volta, la maggior parte dei film arriva da Paesi non appartenenti alle cinematografie tradizionali del genere, in particolare Iran, Afghanistan, India, Niger, Argentina: storie girate da chi quelle terre alte le abita, le conosce, le attraversa ogni giorno tra difficoltà, bellezza e resistenza. Il festival si muove su un crinale sottile, tra cinema e geopolitica, paesaggio e attualità. Le montagne raccontate nei film diventano specchio del nostro tempo: montagne che resistono sotto le bombe; montagne che mutano sotto l’effetto della crisi climatica; montagne che dividono o accolgono, che separano i popoli o diventano rifugio di minoranze, migranti, nomadi, diseredati. «Sostenere il Cervino CineMountain significa credere nella cultura come strumento di consapevolezza e riflessione. ha detto il presidente del Consiglio Valle, Alberto Bertin – In un’epoca di grandi trasformazioni ambientali e sociali, la montagna ci parla del presente e del futuro del nostro pianeta: questo festival lo fa con uno sguardo lucido, creativo e profondamente umano.» Accanto a questi sguardi urgenti, trovano spazio le storie di sport e di montagna vissuta come passaggio generazionale, come nel doppio appuntamento con Federica Brignone e la madre Ninna Quario, e con i grandi campioni dello sci di fondo Manuela Di Centa, Stefania Belmondo, Marco Albarello e Silvio Fauner. Il passato e il futuro della montagna si guardano negli occhi, come accade anche nelle matinées letterarie, nei panel, nelle giornate dedicate ai più piccoli, nei film italiani e valdostani che compongono l’identità del territorio. «Il nostro Assessorato sta lavorando intensamente sullo sport in tutte le sue declinazioni e anche le attività sportive stanno evolvendo verso una pratica sempre più vicina all’ambiente, alla sostenibilità e all’inclusività. I due appuntamenti dove si parlerà di sport ai massimi livelli sono anche frutto di una nostra collaborazione diretta e sono certo che il pubblico accorrerà numeroso» ha evidenziato l’assessore regionale al Turismo Giulio Grosjacques.

Sabato 26 luglio, si apre con un evento attesissimo: la proiezione di «Vermiglio» di Maura Delpero (Italia, 2024, 108’), vincitore di sei David di Donatello 2025 e candidato ai Golden Globes. Domenica 27 spazio alla memoria con il ventennale di «Il vento fa il suo giro» (Italia, 2005, 110’), il film culto di Giorgio Diritti, diventato simbolo di un cinema capace di raccontare la montagna come luogo di accoglienza e conflitto, identità e trasformazione. In sala il regista Giorgio Diritti e il produttore Simone Bachini.