SAINT-PIERRE (fci) Nell’ambito delle iniziative e degli eventi organizzati dalla Regione per il Museo Regionale di Scienze Naturali Efisio Noussan al Castello di Saint-Pierre, da lunedì scorso, 24 febbraio, è proposta l’installazione di una mostra diffusa che ha come protagoniste le marmotte della Cracking Art, un evento che interessa il borgo e i dintorni del castello. L’allestimento, composto da 23 opere, rimarrà visibile fino alla fine di marzo.
«L’esposizione delle colorate marmotte segna una nuova fase del progetto di comunicazione dedicato alla marmotta del Lyskamm, – riferisce Santa Tutino, dirigente della Struttura Biodiversità, Sostenibilità e Aree naturali protette – rappresenta una sorta di invasione pacifica delle marmotte che si risvegliano dal letargo e che con la loro presenza connotano il territorio dove i visitatori possono scoprire la marmotta del Lyskamm, ospitata dall’estate dello scorso anno nella speciale teca nel Museo di Scienze naturali Efisio Noussan, nel Castello di Saint-Pierre.».
«Siamo entusiasti di portare la nostra arte in un contesto così suggestivo e ricco di significato. – afferma Paolo Bettinardi amministratore delegato di Craking Art – Le nostre installazioni vogliono stimolare il pubblico a osservare la natura con occhi nuovi, sottolineando l’importanza della biodiversità e della sostenibilità».
«L’inserimento delle marmotte della Cracking Art, realizzate in plastica rigenerata, – aggiunge l’assessore al Territorio e Ambiente Davide Sapinet – si inserisce perfettamente nel piano di comunicazione e di valorizzazione della marmotta del Lyskamm. L’Amministrazione regionale è impegnata nell’individuazione, d’intesa con il Comune di Gressoney-La-Trinité, di altre iniziative di comunicazione che valorizzino il territorio dove è stato ritrovato l’esemplare».
Nel museo di Saint-Pierre è conservata la marmotta del Lyskamm «restituita» dal l’omonimo ghiacciaio nell’estate 2022: si tratta del più antico reperto mummificato d’Italia e risale al periodo Neolitico. Il cambiamento climatico che sta determinando un progressivo e rapido deterioramento dell’ecosistema alpino ha riportato alla luce i resti di una vita antica e remota. Da questo ritrovamento nasce la collaborazione tra il museo scientifico e il collettivo artistico.


