Aosta

Una visita nella chiesa di Sant’Orso organizzata dal FAI e condotta da Guido Cossard

Il mosaico che racconta il Medioevo cosmico

Ingrandisci la foto: Da sinistra i componenti del direttivo del FAI Cesare Gerbelle e Daniela Nelva Stellio, l’archeoastronomo Guido Cossard che ha condotto la visita, la capo delegazione Alessandra Fulginiti e Anna Fosson
Da sinistra i componenti del direttivo del FAI Cesare Gerbelle e Daniela Nelva Stellio, l’archeoastronomo Guido Cossard che ha condotto la visita, la capo delegazione Alessandra Fulginiti e Anna Fosson
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AOSTA (zgn) Martedì scorso, 14 ottobre la Delegazione di Aosta del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano – ha organizzato un pomeriggio di grande valore culturale nella chiesa di Sant ’Orso, che ha richiamato cittadini, appassionati e curiosi desiderosi di conoscere un tesoro nascosto nella storia della città.

L’ospite d’eccezione è stato il professor Guido Cossard, esperto di archeoastronomia e linguaggi simbolici antichi. Con chiarezza e passione, ha guidato i presenti alla scoperta di un reperto eccezionale: il grande mosaico del XII secolo situato nella parte presbiteriale della chiesa, ricco di simbolismi religiosi e cosmici.

Al centro di questo mosaico compare la celebre scritta palindroma “Sator arepo tenet opera rotas”, che ha una particolarità unica: è disposta in forma circolare, con lettere speculari. Questa variante insolita, rarissima nel panorama storico-artistico, suggerisce – come ha spiegato Guido Cossard – una lettura in chiave astronomica, che invita a pensare al moto ciclico del tempo e all’ordine dell’universo.

La traduzione tradizionale “Il seminatore Arepo tiene all’opera le ruote” è sempre stata intesa come allegoria cristiana: il seminatore è Cristo e l’opera è la conversione spirituale. Ma il contesto valdostano arricchisce notevolmente l’interpretazione: nel mosaico compaiono anche Sansone e quattro animali fantastici, segni che aprono orizzonti simbolici in cui fede, cosmologia medievale e miti si intrecciano.

Il pomeriggio è stato un momento di scoperta collettiva, in cui il pubblico ha potuto avvicinarsi più profondamente a un patrimonio locale di straordinaria importanza.

L’evento conferma il ruolo delle iniziative del FAI nell’offrire non solo occasioni di contemplazione ma strumenti per interpretare i segni del passato e custodirli come patrimonio condiviso.

Le attività della Delegazione di Aosta rappresentano inoltre un’importante occasione per sostenere concretamente la Fondazione attraverso l’iscrizione e i contributi volontari trasformando ogni partecipazione in un gesto di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

«Diventare iscritti significa entrare a far parte di una grande comunità di persone – commenta la capo delegazione Alessandra Fulginiti – che ama l’arte, la storia e il paesaggio e, al tempo stesso, beneficiare di numerosi vantaggi: dall’ingresso gratuito nei beni di proprietà del FAI alle agevolazioni e sconti in oltre duemila musei, mostre, teatri e giardini in tutta Italia; dalla partecipazione prioritaria a eventi e visite esclusive, anche in luoghi solitamente chiusi al pubblico, fino alla possibilità di viaggiare con itinerari culturali dedicati e ricevere regolarmente il notiziario ufficiale del FAI.

Sostenere il FAI significa quindi vivere da protagonisti l’esperienza del patrimonio culturale, contribuendo alla sua salvaguardia e godendo, al tempo stesso, di un accesso privilegiato a ciò che rende l’Italia unica nel mondo».