ARNAD (qdn) Sono attualmente in corso – e dovrebbero concludersi entro la fine del prossimo mese di aprile – i lavori di rifacimento del tetto del Ristorante La Kiuva, in località Pied-de-Ville, ad Arnad. Sopra la copertura verranno installati pannelli solari per la produzione di 90 chilowatt, sufficienti a garantire la metà del fabbisogno energetico della cooperativa che, oltre al ristorante, gestisce anche il macello e la cantina vinicola. Naturalmente il ristorante è aperto durante l’esecuzione dei lavori.
«Il rifacimento del tetto, che ha una superficie di 1.000 metri quadrati, da tempo si rendeva necessario, perché era ormai vecchio e con problemi di perdite. – spiega il presidente della cooperativa La Kiuva Ivo Joly – La copertura in lose sarà sostituita da scandole in alluminio anodizzato. Della parte strutturale si fa carico, per un costo di 300mila euro, Vallée d’Aoste Structure, che è proprietaria dell’edificio. Gli interventi sono realizzati dalla ditta Alex Costruzioni di Pont-Saint-Martin e prevedono anche l’isolamento del tetto. Al contempo la cooperativa, con una parte di contributo regionale, si occupa dell’installazione dei pannelli solari. L’obiettivo è produrre noi stessi la maggiore quantità possibile di energia. L’impianto produrrà 100mila chilowatt all’anno contro un consumo che si aggira intorno ai 200mila chilowatt all’anno. L’energia prodotta permetterà di finanziare l’investimento – con un risparmio mensile stimato tra i 4mila e i 5mila euro – oltre che di rendere la struttura più ecologica, per fornire ai nostri clienti un servizio sempre più sostenibile. Oltre ai pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, ne saranno posati anche di solari termici per il riscaldamento dell’acqua. Per il futuro, indicativamente nei prossimi 5 anni, l’obiettivo è continuare a lavorare in progetti di produzione di energia pulita per arrivare all’impatto zero».
In questi ultimi anni la cooperativa La Kiuva ha subito una trasformazione aziendale significativa: oggi la parte del leone sul bilancio la fa il ristorante, grazie ai suoi 100mila coperti all’anno. Nel 2024, su un fatturato di 2,4 milioni, 300mila euro provenivano dal macello, 300mila euro dalla cantina e tutto il resto (circa 1,8 milioni di euro) da ristorante e punto vendita. L’azienda conta 23 dipendenti fissi e circa 25 a chiamata: l’età media è sotto i 30 anni. «Sono numeri importanti, che fanno di noi una realtà significativa anche dal punto di vista sociale. – aggiunge Ivo Joly – Il ristorante ospita una media di 300 persone a pasto. Il macello fornisce un servizio che ultimamente stava venendo a mancare, trattando non solo gli animali selvatici (cinghiali, cervi, camosci e caprioli) ma anche quelli domestici (bovini, suini e ovicaprini) sia per ciò che riguarda la macellazione che la successiva lavorazione della carne. In merito all’aspetto vinicolo, lavoriamo per reimpiantare vigneti nell’ottica del mantenimento del territorio. Nel frattempo è nostra intenzione pagare i vecchi conferitori ancora in sospeso, per chiudere tutti gli arretrati».

