Bassa Valle

“Climbing for Climate”: la settima edizione dell’evento sul Monte Rosa nel fine settimana

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GRESSONEY-LA-TRINITÉ (qdn) Oggi e domani, sabato 6 e domenica 7 settembre, si svolge sul Monte Rosa la settima edizione dell’evento Cfc – Climbing for Climate, che avrà come temi lo stato dei ghiacciai sofferenti e la resilienza delle comunità alpine al tempo della crisi climatica. L’iniziativa è promossa dalla Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile ed è organizzata dall’Università di Brescia e dalle Università della Rus Piemonte (Università di Torino, Università del Piemonte Orientale, Politecnico di Torino e Università di Scienze Gastronomiche), in collaborazione con il Club Alpino Italiano, le sezioni Cai Torino e Varallo, le Guide Alpine del Monte Rosa e il Comitato Glaciologico Italiano.

Il programma prevede due giornate di escursioni, conferenze ed eventi. Domenica, i delegati della Rus visitano – salendo in funivia – il Ghiacciaio di Indren con l’ausilio del Cai e delle Guide Alpine del Monte Rosa e degli operatori del Comitato Glaciologico Italiano. È presente anche la Rettrice eletta di UniTo Cristina Prandi.

La Valsesia, con Alagna e il massiccio del Monte Rosa, rappresenta un osservatorio privilegiato per comprendere gli effetti del cambiamento climatico. In questo contesto, il Ghiacciaio di Indren, a quota 3.200 metri, è uno dei luoghi più emblematici, oggetto di studi sin dai primi del Novecento, grazie all’opera del glaciologo valdostano Umberto Monterin. Anche oggi questo ghiacciaio è un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, sede di attività di ricerca e monitoraggio condotte non solo dall’Università di Torino, ma anche da altri enti, quali ad esempio l’Arpa Piemonte, la Fondazione Montagna Sicura di Courmayeur, il Sesia Val Grande Unesco Global Geopark.

Negli anni Settanta e fino alla metà degli anni Novanta del secolo scorso sul suo pendio e sull’adiacente ghiacciaio di Bors erano presenti impianti di risalita attivi anche per lo sci estivo. Il riscaldamento globale e il regresso glaciale hanno avuto un impatto anche sulle attività turistiche ed economiche. Indren, pur con una quota massima a oltre 4.000 metri di quota, attesta oggi il suo limite frontale a 3.200 metri con una risalita della quota minima di circa 250 metri dal 1927, data di inizio dei rilevamenti da parte del Comitato Glaciologico Italiano, ed un regresso lineare di circa 900 metri. Il suo rapido arretramento è testimonianza diretta della crisi che interessa l’intero arco alpino.

L’iniziativa Climbing for Climate 7 ha scelto l’Indren come luogo simbolico per sensibilizzare l’opinione pubblica su un fenomeno che riguarda scienza, comunità locali e futuro delle Alpi.

«Negli ultimi 150 anni – si legge in una nota degli organizzatori – i ghiacciai alpini hanno perso circa il 65% del loro volume complessivo, con un’accelerazione senza precedenti negli ultimi decenni. In particolare, negli ultimi 60 anni l’Italia ha perso un’area glacializzata di oltre 170 chilometri quadrati, equivalente alla superficie del Lago di Como. L’Indren, come altri ghiacciai del Monte Rosa, mostra un arretramento marcato e una riduzione di spessore di diversi metri. Secondo le proiezioni, entro il 2050 le Alpi perderanno almeno un terzo della loro massa glaciale anche in scenari di mitigazione; negli scenari più realistici la perdita potrà raggiungere il 60-65%. Il Ghiacciaio di Indren data la sua quota elevata non pare destinato all’estinzione ma rischia di ridursi nei prossimi decenni a un corpo residuo non più attivo».