AOSTA (zgn) Anche quest’anno l’Amministrazione comunale di Aosta e la società partecipata Azienda Pubblici Servizi – che gestisce i servizi cimiteriali per conto del Comune – hanno organizzato la mattina di martedì scorso, 18 marzo, nel cimitero di via Piccolo San Bernardo, una cerimonia in concomitanza con la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di coronavirus. La ricorrenza è stata istituita formalmente il 17 marzo 2021. La data scelta è quella, tristemente celebre, in cui nel 2020 i camion militari carichi di bare sfilarono attraverso le vie Bergamo.
La cerimonia si è svolta in prossimità della stele che ricorda chi ha perso la vita a causa del Covid-19, posizionata nel 2022 nei pressi dell’inizio del viale principale del livello inferiore del complesso cimiteriale, anch’esso intitolato alle vittime della pandemia. Nel suo intervento, il sindaco di Aosta Gianni Nuti, a fianco del quale c’era il presidente dell’Aps Mateo Fratini, ha evidenziato che «Non è andato tutto bene come speravamo, cioè quello slogan che abbiamo trovato sui balconi, “Andrà tutto bene”, non ha tenuto conto non solo del fatto che in effetti abbiamo contenuto il numero delle vittime attraverso tutte le misure che sono state adottate e i vaccini che sono stati somministrati. L’uomo non ha approfittato della fine del virus per vivere una stagione di libertà e di creatività, ma ha cercato una nuova prigionia. E lo sta facendo a livello personale perché il livello di rabbia collettiva, e di rancori reciproci, è aumentato vertiginosamente. Ed è purtroppo riverberato anche a livello internazionale perché oggi ci troviamo a immaginarci un futuro fatto di deprivazioni, di antagonismi e fatto sicuramente di minore libertà, non di maggiore libertà ».
La nostra regione pagò un tributo pesante alla pandemia che colpì a livello mondiale rendendo drammaticamente familiari parole prima di allora praticamente sconosciute alla stragrande maggioranza della popolazione, come lockdown, dispositivi di protezione individuale, mascherine Ffp2, tamponi, green pass e no-vax. Medici e infermieri furono celebrati come eroi, successivamente troppo spesso dimenticati e passati persino sotto accusa. Le vittime in Valle d’Aosta, regione colpita per ultima, in Italia, ma poi più gravemente delle altre, furono 567 e 54mila i contagiati, il numero più alto in rapporto alla popolazione.
Alla cerimonia di martedì scorso la partecipazione è stata modesta: una trentina le persone presenti, tra cui i vertici dell’Amministrazione comunale, della Questura, del Gruppo Aosta dell’Arma carabinieri, del comando territoriale della Guardia di Finanza.

