AOSTA (mes) Impossibile evitare completamente gli incidenti in montagna: un imprevisto, una piccola disattenzione possono capitare anche agli escursionisti più esperti. L’importante però è saper gestire queste circostanze e fare in modo di essere sempre ben equipaggiati e organizzati.
E’ quasi giunta al termine l’estate e, sebbene sia ancora presto per fare bilanci effettivi, la sensazione è che quest ’anno si siano verificati più incidenti in quota. «In realtà non è così, e anche se non abbiamo ancora i dati ufficiali, dovremmo essere in linea con gli scorsi anni. – precisa Paolo Comune, direttore del Soccorso Alpino Valdostano – Forse ora se ne parla semplicemente di più perchè sono tanti i canali di informazione, a volte pare una sorta di bollettino di guerra, dove contano solo i numeri. Una cosa che mi colpisce molto: dietro ogni persona, ogni vittima, ci sono famiglie, storie. Non si può mai generalizzare».
Ma esiste un modo per vivere la montagna davvero in sicurezza? «Partiamo dal presupposto che un incidente può capitare ovunque e a chiunque, come accade anche quando si va in auto, pur adottando tutti gli accorgimenti possibili. – precisa Paolo Comune – In montagna è la stessa cosa, un imprevisto è sempre in agguato. Il nostro problema è che siamo un popolo di ottimisti, per cui non pensiamo mai che qualcosa possa andare storto. Invece dovremmo imparare a esserlo un po’ di meno, e mettere in conto che quelli che ci appaiono come incidenti banali, possono trasformarsi in situazioni complesse. Immaginiamo che io sia un escursionista, mi slogo una caviglia, non posso muovermi e sta scendendo la notte. Non ho portato nulla per coprirmi. Mi ritrovo pertanto a patire il freddo, quando bastava avere una giacca nello zaino. Altro esempio: sono un alpinista, ho guardato i bollettini meteo e so che c’è una perturbazione in arrivo: a questo punto non vado ad affrontare itinerari lunghi o senza possibilità di fuga a metà percorso. Il consiglio è, in sintesi, di cercare di essere prudenti. Le persone che vanno in montagna sono mediamente preparate. Ma in alcuni casi si denota una superficialità nelle valutazioni del meteo e delle proprie capacità. Nel senso che si finisce magari per scegliere itinerari che non sono alla nostra portata. Ci capita di effettuare dei recuperi di persone che, semplicemente, non ce la fanno più a proseguire, per stanchezza».
Quali possono essere i suggerimenti utili? «Le indicazioni di base per chi si appresta a compiere un’escursione sono basilari e sono quelle che ripetiamo ogni anno: portare indumenti pesanti per essere pronti eventualmente per trascorrere la notte all’aperto, avere sempre il telefono carico – al limite dotarsi di un power bank – e controllare costantemente la meteo. Se si sa che “darà brutto”, meglio non partire».
Emblematica a questo proposito la vicenda dei 2 alpinisti tedeschi rimasti bloccati qualche giorno fa sul gemello del Breithorn e che sono stati costretti a trascorrere la notte all’addiaccio a oltre 4mila metri di quota. Si sono salvati perché hanno seguito passo a passo, con appuntamenti telefonici ogni 3 ore, le indicazioni dell’operatore della centrale unica di soccorso e perché l’equipaggiamento al seguito era adeguato. E’ proprio Paolo Comune a ricostruire la vicenda: «Ricevuta la richiesta di aiuto, l’elisoccorso non è potuto intervenire a causa della nebbia, mentre la neve intrisa di acqua ha bloccato una missione via terra dei tecnici del Soccorso Alpino Valdostano. Troppo alto il pericolo di slavine nel canalone sottostante. Così, dietro nostre indicazioni, i 2 hanno scavato una buca nella neve – per fortuna sufficientemente morbida – per ripararsi dal freddo e dal vento, e sono rimasti svegli. Al mattino, all’arrivo dell’elicottero, ai sanitari i 2 alpinisti sono apparsi in buone condizioni».
Purtroppo, meno bene è andata a un alpinista di Bergamo, Fabio Medici, 49 anni, che domenica scorsa, 24 agosto, ha perso la vita sul versante nord del Mont Blanc du Tacul, a oltre 4mila metri di quota. Fatale è stato il crollo di un seracco in una zona particolarmente a rischio. Il suo compagno di cordata per fortuna è rimasto solo lievemente ferito. Nella notte tra sabato e domenica, i 2 lombardi erano ospiti del Rifugio Torino di Courmayeur: all’alba di domenica la partenza verso il versante francese. Il Peloton de Gendarmerie de Haute Montagne di Chamonix li ha raggiunti in elicottero: all’arrivo dei soccorritori, Fabio Medici era già morto; il ferito, invece, è stato trasportato a valle per ricevere le prime cure. Un paio di giorni fa un alpinista sudcoreano di 58 anni è deceduto sul versante svizzero del Cervino dopo essere precipitato dalla cresta dell’Hörnli, a circa 4 mila metri di altitudine.
Alessandra Merlo


