Tra le conquiste sociali più importanti del secolo scorso si ricorda l’introduzione della legge sul divorzio del 1970, come presa di coscienza dell’inevitabile cambiamento della realtà socio culturale italiana.
Approvata durante la V legislatura del governo di Emilio Colombo, esponente del partito della Democrazia Cristiana e partito protagonista della accanita opposizione contro il movimento divorzista, la legge sul divorzio iniziò quindi l’opera di smantellamento dello status quo della società italiana.
Fino al 1970 le uniche possibilità per accedere a un divorzio legittimamente riconosciuto erano relegate a due situazioni: o si otteneva l’annullamento del matrimonio presso la Sacra Rota o ci si rivolgeva alle sezioni straniere dei Tribunali, ovviamente con riferimento alle sezioni degli Stati ove fosse già in vigore il divorzio. Da tali premesse prende vita la legge 898 del 1970.
La proposta avanzata dall’onorevole Loris Fortuna del Partito Socialista il 1° ottobre del 1965 (proposta di legge per i «Casi di scioglimento del matrimonio», come rimarrà denominata anche dopo la sua approvazione) fece il suo ingresso sulla scena politica. Solo nel 1968, però, si trattò seriamente della proposta Fortuna, ripresentata il 5 giugno 1968 assieme alle firme di altri 70 parlamentari promotori.
La proposta di legge ottenne il via libera della Camera e poi passò al Senato dove, in una seduta durata ben 19 ore, fu approvata nella notte tra il 30 novembre 1970 e il 1° dicembre, entrando ufficialmente in vigore il 3 dicembre 1970 nei suoi 12 articoli, come legge 1 dicembre 1970 numero 898.
Ovviamente non fu acclamata da tutti: la Democrazia Cristiana e il Movimento Sociale Italiano la additarono come il primo passo verso la dissoluzione inarrestabile dei costumi dello Stato, ammonendo sulla sua inevitabile capacità distruttiva di tutte le famiglie e della società italiana. Su tali premesse, richiesero il referendum abrogativo della legge. Dopo aver raccolto quasi un milione e mezzo di firme, cosa che faceva sperare nella riuscita della proposta di abolizione, il 12 maggio 1974 si tenne il referendum. Quasi l’88 per cento degli aventi diritto andò a votare e alla fine dei conteggi il «No» vinse con il 59,26 per cento di preferenze.
Tra i testimoni di quel periodo, di quel passaggio storico anche nella nostra regione (che, vale la pena segnalare, è quella che registra il maggior numero di divorzi: 19,7 ogni 10mila abitanti nel 2018, ultimi dati disponibili) vi è Bruno Milanesio, dal 1968 consigliere regionale della Valle d’Aosta, eletto con il Partito Socialista Unificato. Che in particolare ricorda il suo impegno per portare ad Aosta proprio Loris Fortuna, promotore della legge sul divorzio.
«Quando l’onorevole Loris Fortuna venne ad Aosta a perorare la legge sul divorzio? – esclama Bruno Milanesio – Sono trascorsi quasi cinquant’anni da allora. Cosa ricordo di quell’avvenimento? L’importante è che nessuno pretenda da me, a freddo, una data certa ed incontrovertibile. Per quel che posso ricordare della vicenda, che mi vide promotore assieme a Marino Pasquettaz (lui radicale storico ed io radical-socialista) di un affollato comizio di Loris Fortuna al Cineteatro Giacosa di Aosta nel lontano 1974, avverto alcuni flashback emergere dal pozzo oscuro della memoria.
Paradossalmente, dell’intera vicenda, il ricordo più “nitido” che mi porto appresso è quello della presenza di un nebbione degno della migliore tradizione meneghina che mi colse in una “Milano da bere” di un sabato sera nel lontano aprile 1974 allorquando mi adoperai per trasferire l’onorevole Fortuna, dal capoluogo lombardo in cui si trovava per precedenti impegni politici, in quel di Aosta dove, la domenica mattina seguente, avrebbe dovuto tenere un annunciato comizio in difesa del divorzio.
Dal centro di Milano, dove si trovava l’albergo dell’Onorevole, fui costretto ad invocare “l’assistenza” più che la “scorta” della polizia stradale per poter attraversare, senza smarrirsi, una città divenuta spettrale, improvvisamente ubiqua e completamente paralizzata in cui la nebbia, non solo per iperbole, si sarebbe potuta tagliare con il coltello.
Una nebbia meno fitta ci accompagnò lungo quasi tutto il viaggio per Aosta. La domenica mattina, di essa non restava più traccia alcuna: il “sol dell’avvenire” aveva preso il sopravvento sull’oscurità. E così fu per gli esiti del referendum abrogativo della legge 898 del 1970, la cosiddetta legge Fortuna-Baslini sul divorzio. Partecipò al voto l’87,7 per cento degli italiani e, di questi, circa il 60 per cento respinse il tentativo liberticida».
In particolare in Valle d’Aosta la percentuale per il «No» fu del 75,06 per cento, la più alta d’Italia.
«Un pensiero affettuoso vada a Marino Pasquettaz, – conclude Bruno Milanesio – generoso e dimenticato radicale valdostano, artefice di tante battaglie di civiltà». Marino Pasquettaz scomparso proprio nei giorni scorsi (articolo a pagina 20).

