«La produzione agroindustriale ci viene presentata come la manifestazione più scintillante del progresso sociale, ma si basa sostanzialmente su una falsificazione. – illustra Gabriele Bindi, autore del recente “Il cibo ribelle” – Alla civiltà dell’opulenza, grassa e ipertesa, fa da contrappeso un quarto della popolazione mondiale che soffre di malnutrizione. La ricetta dell’agroindustria è l’aumento di produzioni, con una fabbrica globale dl cibo che finisce nelle mani della Grande distribuzione organizzata. Si tratta per di più di un sistema altamente inefficiente, che sta in piedi solo grazie ai prezzi irrisori delle fonti fossili ed al sostegno delle casse pubbliche». Secondo questo scrittore, ed è una tesi che riscuote sempre più consensi (con l’esclusione di chi da questo sistema ricava lauti guadagni e degli illusi che lo stesso sia o sarà tra breve la soluzione alle problematiche alimentari), se le multinazionali e i loro satelliti dovessero sostenere effettivamente i reali costi di produzione del cibo, comprensivi quindi dei danni causati ai terreni e alle acque dal loro avvelenamento da fertilizzanti e sostanze killer per animali e piante indesiderate, il suddetto sistema crollerebbe. Fine di una grande globale illusione costruita ad arte.
Una conferma di come non solo l’informazione su questa tematica sia stata falsata e manipolata arriva da Franco Berrino, medico ed epidemiologo, che evidenzia come ormai “i padroni del cibo sono i padroni del mondo. Le multinazionali del cibo, con le multinazionali dei semi e della chimica agricola, muovono i governi del mondo come marionette”.
Una dimostrazione di tutto questo è arrivata appena qualche settimana fa quando vi è stata a Bruxelles la votazione per la nuova Politica Agricola Comune, che ha ricalcato la precedente ignorando completamente non solo le richieste delle associazioni ambientaliste ma anche la proposta della Commissione ambientale del Parlamento Europeo per un accordo sul taglio ai sussidi per il sistema degli allevamenti intensivi e per aumentare i finanziamenti per le misure sostenibili. Con il sostegno di quasi tutta la delegazione italiana. Di fatto, sono stati confermati i finanziamenti agli allevamenti intensivi, i moderni lager dove soffrono quotidianamente migliaia di animali. Il tutto è avvenuto senza darne quasi risalto tramite gli organi di informazione, complice l’attenzione che viene dirottata sempre sul Covid e relativi immancabili bollettini.
Una volta di più chiediamoci chi ci starà ancora perdendo da questo ennesimo esempio del cambiare tutto per non cambiare niente. Probabilmente già lo sappiamo: la qualità della nostra alimentazione, la biodiversità e la salute dei terreni, il benessere di quegli esseri viventi. Sappiamo anche, come già visto in altre situazioni, che ci sarà chi ne avrà ingenti profitti. Il tutto legalmente. Se c’è un tempo nel quale agire tramite delle nostre scelte e non quelle di altri è adesso.

