Economia

COMPARTO UNICO, LA PREVIDENZA ADEGUATA A QUELLA NAZIONALE: COSA CAMBIA

Riforma delle pensioni, la Cgil riempie la sala nel pomeriggio organizzato per spiegare le novità

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AOSTA (fci) Sala piena nella sede della Cgil di via Binel ad Aosta nel pomeriggio di martedì scorso, 1° aprile. Un centinaio, i presenti – molti in piedi – fra lavoratori e lavoratrici regionali e del comparto unico, fra cui sanitari e dipendenti degli enti locali. Circa 5mila in Valle d’Aosta. Chiedono chiarimenti sulle loro pensioni dopo che la Regione – attraverso la riforma del comparto unico – ha adeguato la propria previdenza pubblica a quella nazionale. L’unica possibile, vista la competenza esclusiva in materia che la Costituzione assegna allo Stato, come ha sottolineato il segretario regionale della Funzione pubblica Cgil Igor De Belli. Che stigmatizza come «velleitario o pretestuoso» far credere che si sarebbe potuta condurre una lotta in Regione, così come sollevato da alcune forze politiche e altre sigle sindacali. Anzi per Igor De Belli sarebbe stato alto il rischio di impugnative da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri e di un’eventuale rivalsa da parte dell’Inps su pensioni prese in difformità con la legge nazionale.

Ciò che preoccupa è soprattutto la conferma di tagli alle aliquote di rendimento per le pensioni anticipate, contenuta nell’ultima legge di bilancio nazionale (207/2024), che colpisce quella porzione di pensione retributiva calcolata fino al 31 dicembre 1992, conteggiata secondo criteri attuali e non di allora. Motivo questo, dei ricorsi avviati dalla Cgil nel resto d’Italia, confidando in un esito positivo da far valere in una vertenza diffusa. Nella nostra regione, fino alla settimana scorsa un dipendente regionale poteva andare in pensione una volta raggiunti i 41 anni e 10 mesi di contributi (le donne) o 42 anni e 10 mesi (uomini) anche prima del limite di età, ora per lasciare il lavoro dovrà dare le dimissioni e una fetta di pensione anticipata sarà decurtata. Un esempio: su 30 mila euro lordi annui, il ricalcolo delle aliquote per la fetta di contributi pre 1992 deciso dal governo provoca una decurtazione di 927 euro lordi, pari a circa il 3 per cento.

Altro sentito problema riguarda la corresponsione di lazionata del tfr, che costituisce «una disparità tra pubblico e privato» rileva ancora Igor De Belli. In caso di pensione anticipata, la liquidazione arriverà solo dopo 2 anni «più 3 mesi per la lavorazione della pratica» ha rilevato Igor De Belli. Nulla poi cambia in seguito all’innalzamento a 67 anni del collocamento a riposo d’ufficio, introdotto sempre dalla legge di bilancio 207/2024. «L’amministrazione regionale già non collocava più d’ufficio e chi va in pensione anticipata come prima, dovrà continuare a dare le dimissioni volontarie» ha precisato Sara Desandré, responsabile del patronato Inca della Cgil.